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Fiorella Mannoia e Trani, un trionfo tra bagno di folla e pubblico dell'era dello smartphone

Record di pubblico e dirette su Facebook. Il concerto di Fiorella Mannoia è stato visto da quasi 3000 persone, in piazza Duomo, e chissà quante altre, online, grazie ai filmati girati da ogni angolazione da parte di alcuni spettatori. Costoro, proprio perché armati di telefonino, più che concentrarsi su quello che stavano vedendo, si sono dedicati a fare sapere cosa stessero provando a vedere.

In ogni caso, il concerto ha richiamato migliaia di persone in piazza, riunitesi per ascoltare la più grande interprete italiana contemporanea. Mannoia ha riproposto i cinque brani con i quali ha partecipato a Sanremo, “Caffé nero bollente”, “Come si cambia”, “Quello che le donne non dicono”, “Le notti di maggio” e poi “Che sia benedetta”.

Quest’ultima canzone, forse nemmeno una delle migliori dal punto di vista autorale (le altre sono state scritte da grandissimi autori quali Fossati, Ruggeri, Cavallo), è quella che l’ha fatta conoscere ad un pubblico più giovane e che l’ha fatta avvicinare maggiormente alla vittoria della kermesse musicale più nota d’Italia. «Ci sarei riuscita, se non fosse stato per la scimmia» dice scherzosamente, ribadendo comunque la sua simpatia per Gabbani, primo classificato, che al momento della premiazione si inchinò ai suoi piedi (lei si piazzò seconda).

La inconfondibile voce da contralto di Mannoia più di altre è la voce delle donne. Lo dimostrano brani quali “Combattente”, “Nessuna conseguenza”, contro la violenza sulle donne, “In viaggio”, la canzone di una madre al figlio lontano. Quest’ultima è una delle pochissime scritte da lei: «Sono sempre stata una interprete ma, dopo che ho letto il libro di Pino Aprile, “Terroni”, mi è venuta voglia di scrivere. Ho pensato a tutti i Sud del mondo, in particolare all’Africa». È nato così, nel 2012, l’album “Sud”, che contiene anche “Io non ho paura”.

Non sono mancate le cover. La cantante romana ha interpretato “La cura” di Battiato e “Felicità” di Lucio Dalla. Quest'ultima è stata cantata ieri, dalla Mannoia, 29 anni dopo Dalla-Morandi, con i due cantanti e gli Stadio sul palco allestito cinquanta metri più avanti, tra piazza Duomo e piazza Re Manfredi: era il 1988, altri tempi, altra musica.

Proprio con Dalla, insieme a Francesco De Gregori, Pino Daniele, Ron, è stata unica donna a partecipare al mitico “In tour”, un album live del gruppo riunitosi per questa occasione nel 2002.

Soltanto sul finale, mentre ha cantato “Le parole perdute” e “Siamo ancora qui”, qualcuno si è avvicinato un po’ troppo al palco ostruendo la visuale ad alcuni spettatori delle prime file, uno dei quali ha protestato. La cantante stessa ha richiamato all'ordine gli spettatori. Il bagno di folla ai piedi del palco è avvenuto con "Il cielo d'Irlanda" e in coincidenza del bis di “Noi siamo ancora qui”, non cantato ma riproposto, proprio come nel video della canzone.

Hanno suonato: Carlo Di Francesco (percussioni e arrangiamenti), Davide Aru (chitarra), Diego Corradin (batteria), Luca Visigalli (basso), Bruno Zucchetti (tastiere e pianoforte). Ma il palco era decisamente tutto della cantante.

Fiorella Mannoia ha annunciato lo spettacolo conclusivo del tour a Verona, il prossimo 17 settembre, ringraziando Trani e Fondazione Seca che l'ha ospitata.

E adesso, conto alla rovescia finale per lo show di Raphael Gualazzi, in programma il prossimo 10 settembre.

Federica G. Porcelli


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