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Emergenza rifiuti, Uil: «Che fine hanno fatto i 146 milioni di euro disponibili per interventi ambientali ed impiantistici?»

È trascorso ormai un anno dalla decisione della Regione Puglia di centralizzare la gestione dei rifiuti, eppure all’orizzonte non si intravedono ancora i cambi di marcia sperati. La differenziata cresce a rilento, le emergenze persistono in tanti Comuni, compresi alcuni capoluoghi di provincia, spesso costretti a conferire i rifiuti oltre i confini regionali, e Taranto resta la pattumiera regionale (e non solo), costretta a reggere da sola o quasi il peso dello smaltimento dei rifiuti di gran parte dei territori pugliesi. A ciò si aggiunga che le discariche pubbliche restano chiuse e gli impianti privati, spesso vetusti, scoppiano, oltre a costare un occhio della testa. Sarebbe ora di capire quali sono le reali strategie della massima istituzione regionale, specie in un territorio che sta vivendo una crescita turistica esponenziale, che decuplica, nel periodo estivo, la produzione di rifiuti

Non lo diciamo noi, ma il ministro Galletti, che la Puglia ha a disposizione oltre 146 milioni di euro, compresi quelli del patto per il Sud e dei fondi comunitari 2014-2020, da investire subito in interventi ambientali, compresi quelli sugli impianti, sulla carta almeno tre. Ci chiediamo, a questo punto, che fine abbiano fatto o che intenzioni abbia la Regione per mettere in campo, e con quale criterio, le risorse in oggetto. Certo è che l’emergenza rifiuti, in Puglia, è sotto gli occhi di tutti e non si può perdere altro tempo attuando interventi spot o facendo esclusivo affidamento sul privato, a tutto danno dei cittadini, che ormai subiscono costi insostenibili in cambio di servizi mediamente pessimi, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Dotare il territorio regionale di un sistema impiantistico all’avanguardia, ad impatto zero, tecnologicamente avanzato, è fondamentale per realizzare attorno ai rifiuti un ciclo industriale che minimizzi gli sprechi e i rischi per l’ambiente, abbandonando finalmente la nefasta consuetudine del ricorso alle discariche, condannata anche dall’UE attraverso sanzioni e richiami, e massimizzando di contro il riutilizzo o lo sfruttamento dei rifiuti adeguatamente trattati, al fine di creare economie sostenibili e vantaggiose per i cittadini e l’economia regionale in generale.

Riteniamo improrogabile, per una corretta e sana progettazione del sistema smaltimento rifiuti, una mappatura condivisa e certa delle discariche in Puglia, sia legali che illegali, da incrociare con il reale fabbisogno di conferimento della popolazione, nonché un controllo costante sul flusso di rifiuti così detti “speciali” provenienti da altre regioni italiane e un monitoraggio serio che individui i possibili nessi tra l’inquinamento da discarica e alcune patologie che invece vengono frettolosamente attribuite all’inquinamento industriale (alcuni tipi di tumori, come quelli tiroidei).

Ci si arrenda all’evidenza e si agisca di conseguenza, con urgenza e determinazione: siamo in una condizione senza ritorno, si sta giocando con il futuro ambientale e con la salute di tanti cittadini pugliesi senza prendere provvedimenti, senza controlli adeguati e senza un’idea seria sul futuro del ciclo dei rifiuti in Puglia. C’è bisogno di un’accelerata prima che sia troppo tardi, prima che gli interventi della giustizia diventino ancor più all’ordine del giorno, prima che Bruxelles sanzioni ancora una volta la Puglia, prima che l’emergenza diventi insostenibile.

Aldo Pugliese - Segretario generale della UIL di Puglia


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