«Una casa di accoglienza, più che un dormitorio», ha detto il cardinale Francesco Monterisi benedicendo l'opera intitolata a monsignor Giovan Battista Pichierri nel giorno del trigesimo e di quello che sarebbe dovuto essere il cinquantesimo anniversario di sacerdozio.
Si tratta della nuova e fondamentale struttura di accoglienza della Caritas, che ha luogo nel complesso del Sacro Cuore, fra via Malcangi e via Dalmazia, voluto a suo tempo da don Giuseppe Rossi in favore delle fasce più disagiate della popolazione.
Finanziato prevalentemente dalla Conferenza episcopale italiana grazie ai fondi dell'8 per mille, e per il resto dalla Curia arcivescovile, «è un servizio che mancava ed assolutamente necessario - ha esordito don Mimmo de Toma, parlando per conto dell'associazione Promozione sociale e solidarietà, che ne avrà in cura la gestione -, però voglio anche rimarcare - ha aggiunto - che la nostra associazione, con il centro Jobel, ha già curato diversi servizi in questi vent'anni e dato ospitalità a tante persone. Finora, però, avevamo reso servizi nell'arco delle 24 ore, mentre questo è un servizio diversificato per la sola notte, quindi più agile e con un filtro più basso. Ed è decisamente un bel traguardo anche con riferimento ai servizi per la persona - ha spiegato don Mimmo -. Anche quelli sono importanti perché, nel momento in cui si offre un tetto, è anche opportuno offrire, a tanti soggetti di passaggio, la possibilità di tutelare l'igiene personale. È una forma di dignità che garantiremo negli orari del mattino, naturalmente con orari determinati, e questo aiuterà tanti a sentirsi meno emarginati».
La scelta di intitolare il dormitorio Caritas a mons. Pichierri è legata al fatto che «lui aveva tanto caldeggiato quest'opera - ha proseguito don Mimmo -, tanto è vero che lo scorso gennaio, quando aveva compiuto i 25 anni di episcopato, aveva voluto che le offerte che arrivavano in quella circostanza per lui fossero girate tutte ad incentivare le risorse necessarie alla realizzazione di questo dormitorio. Purtroppo non ha potuto vederlo inaugurato, ma lui - ha anche fatto sapere il sacerdote -, pochi giorni prima della morte, era stato qui per un sopralluogo, perché ormai era già tutto completata, ed era stato molto felice: oggi sorriderà dal cielo».





