«Al Giudice misericordioso chiederemo di dare al suo servo fedele il premio per il suo lavoro svolto fino dalla prima ora: “Beati coloro che muoiono nel Signore. Le loro opere li seguono”. E pregheremo Gesù e lo Spirito Santo di mandare alla nostra Chiesa un nuovo pastore, che raccolga il testimone per guidare il nostro popolo sulla via della Santità e della testimonianza della resurrezione».
Così il cardinale Francesco Monterisi, chiudendo l'omelia nella quale ha commemorato la figura di monsignor Giovan Battista Pichierri, nel cuore della celebrazione liturgica in occasione del suo trigesimo. Morto il 26 luglio scorso, il presule ieri avrebbe festeggiato i 50 anni di sacerdozio e, invece, la Chiesa locale si è stretta nel suo ricordo, cercando di coglierne gli aspetti pregnanti del testamento lasciato alla comunità dal suo pastore.
Per quanto riguarda le opere vere e proprie, il celebrante si è soffermato sul Sinodo dei giovani, «che egli ha ideato con lungimiranza, per dare una prospettiva di lungo termine alle forze vive della Comunità diocesana ed attivare i fermenti della gioventù di oggi, insidiata dai tentacoli della società contemporanea». E poi il Primo sinodo diocesano, per Monterisi «pedana di lancio per costruire la nostra Chiesa “mistero di comunione e missione”, vero lascito che il nostro amato Giovanni Battista ci consegna».
Ed ancora, il sacerdote e l'uomo, aspetti che hanno, ciascuno, contribuito a rendere speciale la figura di monsignor Giovan Battista Pichierri. «Aveva avuto un’ottima formazione liturgica - ha ricordato Monterisi -. Chi ha assistito a riti e cerimonie da Lui presieduti poteva constatare la grande attenzione che metteva nel compiere liturgie accurate, ispiratrici di riflessioni e unione con il Signore. La sua era veramente una “preghiera sacerdotale”, a detta unanime, egli è stato un autentico “uomo di Dio”».
Nel profilo tracciato dal cardinale Monsignor Pichierri emerge, anche, come colui che «ha ssecondato la religiosità del popolo, facendo ogni sforzo per purificarla e rendendosi presente in tante celebrazioni e manifestazioni, anche molto locali e particolari. Allo stesso tempo nutriva sentita devozione ai Santi. Tengo a ricordare - ha posto in risalto Monterisi - l’impegno profuso per fare avanzare la causa di beatificazione di diversi Servi di Dio della nostra Chiesa, ed in particolare di Luisa Picarreta, la mistica di Corato. E questo senso religioso dell’esistenza si rifletteva nel suo distacco dal mondo - ha osservato il celebrante -. Non si scorgeva in Lui alcun tratto di “mondanizzazione”. Sembrava che non si interessasse affatto di questioni materiali, affari, novità e altre “cose del mondo”. Lo stesso atteggiamento si potrebbe dire che avesse della politica. Lo si notava subito: era alieno dal seguire le vicende minute della politica, anche locale; tanto meno se ne lasciava invischiare: dava molta attenzione al sociale, ma non al politico. La sua preoccupazione di fondo era il bene della gente, da vero sacerdote di Cristo».
Nel video di Nicola Caputo, alcune fasi della celebrazione in memoria di Mons. Giovan Battista Pichierri.




