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Ex Supercinema, l'Associazione esposti amianto: «Si ponga fine al crimine di pace che si sta compiendo a Trani»

Abbiamo appreso della incresciosa situazione del cemento-amianto in alcuni edifici della città di Trani. Una città conosciuta nel mondo per la particolare capacità che l’uomo ha avuto, purtroppo non sempre, di antropizzare un territorio senza devastarlo; la “cattedrale sul mare” è uno di questi esempi e la sua l’immagine affascina chiunque.

Non immaginavamo che, in questa bellissima città, a 25 anni dalla legge 257/92 –Norme per la cessazione dell’uso dell’amianto, potesse esistere un bubbone “pestifero” come quello che abbiamo percepito e per come è stato descritto.

Va chiarito che:
1) le lastre di cemento-amianto cominciano a rilasciare fibre, se esposte alle intemperie, già a partire da 18 mesi dall’inizio della esposizione;
2) il cemento-amianto delle coperture è stato, opportunamente, definito, da autorevoli agenzie sanitarie “un rilevante problema di sanità pubblica”, salvo poi non adottare le misure conseguenti a questa valutazione;
3) le lastre contengono circa il 10-15 % in peso di amianto; un nanogrammo di amianto in lettura al microscopio elettronico a trasmissione (TEM) evidenzia fino a 100.000 fibre; dunque, nel corso degli anni, da una copertura di una certa vastità, si disperdono nell’ambiente milioni di fibre (avremo modo di approfondire se si tratta di amianto crisotilo o anche del più aggressivo amianto anfibolo; tuttavia tutti gli amianti sono cancerogeni );
4) le evidenze epidemiologiche circa la induzione di mesoteliomi sono , ovviamente, più marcate per le esposizioni lavorative ma c’è constatazione di effetti negativi anche per le esposizioni ambientali in senso lato ; questo per il semplice motivo che per l’amianto (e i cancerogeni in genere) non esiste un soglia di esposizione , per quanto bassa, che possa essere considerata “sicura”;
5) siamo convinti che moltissimi casi di mesoteliomi classificati oggi dai Renam (registri regionali) come da esposizione sconosciuta siano in realtà attribuibili ad esposizioni effettivamente avvenute che , a posteriori, non si riesce a ricostruire; non a caso questi casi , classificati per mancanza di dati, come da “esposizione sconosciuta” riguardano , in misura molto prevalente, le donne che sono state storicamente più esposte per ragioni ambientali che lavorative;
6) ad ogni modo chiederemo al Renam regionale e all’istituto la superiore di sanità se e quali casi siano stati registrati a Trani; in passato sono stati constatati clusters (cioè eccessi rispetto alla media) a Taranto, Bari, Brindisi ma anche a Mola, Molfetta, Altamura , Cerignola, Corsano (Lecce) ecc., alcuni , ancora una volta, sono in relazione ad esposizioni lavorative, di altri ancora “si sa poco”; la Puglia è una regione che ha già sofferto molto per le esposizioni ad amianto in particolare a Taranto, Bari e Brindisi) e , francamente, ci aspettavamo maggiore sensibilità sulla questione e maggiore tempestività nelle bonifiche;
7) la nostra associazione ha ricevuto attestati di riconoscenza dall’allora sindaco di Bari on.Michele Emiliano e, anche per questo, confidiamo nel riavvio celere di un dialogo con a Regione Puglia al fine della gestione di linee guida sicure, efficaci e soprattutto tempestive, per le bonifiche territoriali;
8) un certo livello, sia pure tardivo, di consapevolezza sulla entità del rischio, pare essere stato raggiunto a livello istituzionale se è vero che è previsto un risarcimento per i casi di mesotelioma “ambientale” ; detto risarcimento deve essere preceduto non più (come previsto all’avvio della procedura) dalla “dimostrazione” materiale della avvenuta esposizione ma solo dietro la dichiarazione della persona colpita dalla malattia, di aver abitato sul suolo nazionale per almeno dieci anni prima della diagnosi; questo nuovo orientamento chiarisce la dimensione del problema.

Fatte queste premesse, vista la descrizione dei siti che evidenzia uno scenario estremamente degradato (rotture, rilascio di fibre, accumulo delle stesse nelle grondaie) poiché ci troviamo di fronte ad una situazione di estrema vetustà e degrado occorre scongiurare il rischio del solito intervento “alla italiana”, cioè del “giorno dopo” e, quindi, a danno già conclamato.

NON VOGLIAMO IL RISARCIMENTO-ELEMOSINA (5.000 EURO) DOPO, QUANDO C’E’ LA DIAGNOSI DI MESOTELIOMA; VOGLIAMO LA BONIFICA PRIMA.

Prevenire è meglio che curare. Esprimiamo dunque solidarietà incondizionata ai cittadini di Trani, indebitamente esposti ad amianto e utilizzeremo tutte le nostre risorse ed energie per evitare che si procrastini questo ennesimo “crimine di pace”: spargere fibre cancerogene nell’ambiente è un reato.

La Procura della Repubblica di Trani non può non condividere questa affermazione.
Fin dai primi del novecento è stato perseguito il reato di “getto di cose pericolose atte ad offendere la salute umana”… dunque non è possibile che, per la attuale vicenda di Trani, si torni… indietro

Sono importanti gli interventi repressivi ma è ancora più importante la prevenzione.

I siti con cemento-amianto presenti a Trani devono essere bonificati immediatamente grazie ad una azione sinergica tra autorità sanitaria locale (il sindaco), Procura della Repubblica e la Protezione Civile che ha i mezzi per intervenire o coordinare una impresa incaricata dal Sindaco nell’ambito di una procedura che si sostituisca alla proprietà degli immobili da bonificare per poi addebitarle i costi.

Garantiamo il nostro impegno a fare della questione di Trani una questione di rilievo nazionale; adottare le procedure corrette può essere anche un messaggio chiaro al parlamento per “guidarlo” nella elaborazione di un Testo Unico Amianto attualmente depositato presso la apposita commissione ma che necessita di significative puntualizzazioni.

L’ex-supercinema deve essere bonificato entro Natale 2017. Senza dimenticare tutto il resto.

Vito Totire (presidente Associazione esposti amianto e rischi per la salute)

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