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Cassa integrazione in Puglia in calo: il commento della Uil Bari e Barletta-Andria-Trani

Cassa integrazione in discesa in Puglia di 92.2 punti percentuali a fronte del precedente dato di luglio che aveva raggiunto la cifra considerevole di 4.4 milioni di ore autorizzate. In numeri assoluti, con una media di 2.044 lavoratori a tempo pieno coinvolti nella nostra regione nel mese di agosto, le ore per interventi di cassa integrazione sono state complessivamente 347mila.

In particolare, la cassa integrazione ordinaria autorizzata in Puglia ad agosto 2017 (148mila ore), registra un decremento del 46.3% su luglio 2017 nonché del 28.9% rispetto ad un anno fa.

Relativamente alla cassa integrazione straordinaria (con circa 121mila ore autorizzate), ad agosto 2017, si segna sia una riduzione del 96.9% sul dato precedente di luglio 2017 (che aveva raggiunto la cifra significativa di 3.9 milioni di ore) sia del 44.9% su agosto 2016. Tuttavia, il dato tendenziale degli ultimi otto mesi fa emergere un incremento della cassa straordinaria del 42.4% sul 2016. In particolare gli aumenti più significativi si segnano nella provincia di Bari (+29.1%) e Taranto (+70.4%) dove incide essenzialmente il fenomeno ILVA.

Poi, nuovo è il dato dell’Inps sul fondo di integrazione salariale (FIS) che eroga strumenti di sostegno al reddito, in costanza di rapporto di lavoro ai dipendenti (anche apprendisti) di imprese con più di 5 dipendenti in settori non coperti dalla cassa ordinaria e straordinaria. Dall’ultimo monitoraggio - ad agosto 2017- risultano autorizzate in Puglia 664mila ore a fronte di 9 milioni di ore su scala nazionale.

La flessione degli indicatori in Puglia del mese di agosto era più che auspicabile vista la cifra non indifferente (4.4 milioni di ore) del precedente dato di luglio 2017. Tuttavia, complessivamente, la situazione è piuttosto preoccupante, in quanto la sommatoria delle ore autorizzate in Puglia fino ad agosto 2017 mette in evidenza un incremento del 35.5% sullo stesso periodo del 2016. In tal senso, è fondamentale sottolineare che la riformulazione della Cigs ad opera del decreto n. 148/2015 del Jobs act rischia di generare un pericoloso effetto collaterale (a causa dell’aumento dei costi di accesso allo strumento da parte delle imprese), favorendo così il ricorso alla scorciatoia meno costosa della procedura di licenziamento collettivo. Pertanto sulla scorta del decreto legislativo n. 150/2015 del Jobs Act, è doveroso e inevitabile implementare le misure delle politiche attive del lavoro nonché metterle in stretta relazione con quelle passive. In particolare, si attende che la “neonata” Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro possa mettere in campo e condividere azioni concrete a favore di un’occupazione finalmente sana e soprattutto stabile, visto che anche la presunta ripresa di cui si parla ormai quotidianamente sembra basata più che altro sul precariato. E una ripresa economica con i piedi d’argilla non giova a nessuno.

Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia e Bari-Bat


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