«Ancora oggi nessun intervento di bonifica è stato operato all'interno dei locali di proprietà comunale. Da cittadino, prima ancora che proprietario, ritengo sia intollerabile omettere ogni manutenzione, seppure minima ed ordinaria e, al contempo, mostrarsi disinteressati ad ogni proposta, anche agevolata di rivalutazione degli stessi. Viepiù che, per i predetti luoghi, il Comune medesimo è stato condannato, seppure in solido con gli altri comproprietari, al pagamento del risarcimento del danno in mio favore, per effetto della sentenza dello scorso 28 giugno».
Così, rivolgendosi all'amministrazione comunale, l'avvocato Alfonso Spaccapietra, erede della attrice della citazione che ha determinato la momentanea condanna, fra gli altri, di Comune di Trani e Casa di risposo per i danni procurati dai loro immobili alla proprietà del legale, titolare di un'unità immobiliare nel complesso del Fondaco dei Longobardi, nell'omonima piazza.
In particolare, secondo quanto riferisce Spaccapietra, «l'atrio comunale retrostante il civico 8 è, ormai da tempo, pieno di grossi secchi di immondizia abbandonati e materiale di risulta, mentre il locale interno si presenta con la porta a vetri e la grata di protezione aperta, piena di mobilio, quadri, sedie e tavoli completamente tarlati, divani disfatti nelle sue parti di tessuto e gommapiuma, elettrodomestici e scaffalature in metallo del tutto inservibili ed arrugginite, lampadari con vetri rotti: praticamente, una discarica».
Da qui la reiterata richiesta, con più lettere formalmente trasmesse all'amministrazione comunale, «a procedere con urgenza alla bonifica dei luoghi di proprietà esclusiva del Comune e confinanti con le mie». Inoltre, «la disponibilità a stipulare un contratto di locazione pluriennale per le parti coperte e scoperte di mia proprietà, consentendo l'utilizzo delle stesse a titolo gratuito. Alternativamente voglia il Comune valutare l'opportunità di concedere in comodato, al sottoscritto, tutte le restanti porzioni di proprietà pubblica del fondaco».




