Sulla condotta sottomarina, che avrebbe dovuto convogliare al largo i reflui lavorati del depuratore comunale, oltre l'inchiesta penale gravano anche due contenziosi di carattere amministrativo. La prima causa ha visto il Comune soccombente in giudizio, in quanto non ha appellato la prima sentenza, dalla quale, appunto, era maturato un risarcimento di 440.000 euro da versare in favore dell'impresa esecutrice, la Sacramati costruzioni. Nella seconda, il Comune ha perso in primo grado ma ha impugnato la sentenza in appello.
Peraltro, l'Ufficio legale ha consigliato di accantonare la somma per il primo giudizio perso, ma di non liquidarla proprio perché, nel frattempo, è subentrata l'inchiesta penale che potrebbe cambiare completamente le carte in tavola. A maggior ragione si spiega la costituzione parte civile di Palazzo di città, che da un lato ha già riconosciuto un debito fuori bilancio, pur non pagandolo ancora, e dall'altra si farà difendere per tutelare gli interessi della collettività, in quanto parte lesa.
Quanto all'altro giudizio pendente tra il Comune di Trani e ditta Sacramati, Palazzo di città ha impugnato in appello la sentenza con cui il Tar Puglia ha condannato l’ente al pagamento di 171.000 euro in favore della stessa Sacramati. La somma è stata disposta dal giudice alla luce del contenzioso relativo alla controversia civile promossa dall’impresa di costruzioni contro lo stesso Comune di Trani, per ottenere la declaratoria di risoluzione per inadempimento del contratto di appalto del 2 aprile 2004, relativo proprio alla realizzazione della condotta sottomarina.
La Sacramati richiedeva un risarcimento di 838mila euro per l'aggiornamento del corrispettivo di appalto (in ragione della variazione dei prezzi dal 2003 al momento della domanda), mancato utile, spese allestimento cantiere, sospensione illegittima, acquisto di una boa. Il Comune di Trani si costituiva in giudizio presso il Tar difeso dall'avvocato Franco Gagliardi La Gala, il quale, nonostante la sentenza sfavorevole, ma tenendo conto della ridotta somma da liquidare, faceva sapere all'amministrazione comunale che vi erano tutte le condizioni per ricorrere con successo in appello.

