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Terzo circolo di Trani, minimo storico di alunni e primato di stranieri. Le docenti: «Iscrivete i vostri figli, o la D'Annunzio chiuderà»

È il circolo didattico con più scuole materne e che meglio sembra funzionare nell'età prescolare: quattro plessi, massima efficienza (nonostante qualche problema strutturale di troppo presso la Madre Teresa di Calcutta, in via Papa Giovanni XXIII) e prospettive particolarmente incoraggianti per il percorso dei bambini nella scuola primaria. Proprio qui, però, lo scenario cambia completamente ed iniziano i problemi. Infatti, oggi il terzo circolo D'Annunzio accusa il colpo della posizione geografica nel territorio comunale, perché il suo plesso centrale, in via Pedaggio Santa Chiara, si trova nel cuore di un quartiere rapidamente diventato multietnico.

MENO ALUNNI E SEMPRE MENO ITALIANI

Il fenomeno che si è registrato, di conseguenza, è che la scuola si è rapidamente popolata di bambini stranieri ma, in misura inversamente proporzionale, s'è clamorosamente ridotto il numero degli italiani. E, così, negli ultimi dieci anni la popolazione scolastica si è dimezzata: da oltre 100 a meno di 50 bambini, la maggior parte dei quali stranieri.  Allo stato, in quel plesso sono presenti una prima classe (con 7 bambini stranieri  9 italiani), una seconda (con 12 stranieri e 3 italiani) ed una quinta (con 10 stranieri e 3 italiani). Il rapporto di 29 a 17 appare la perfetta fotografia di come siano cambiati l'anagrafe ed i rapporti sociali in quel quartiere. E poco importa che nell'altro plesso di scuola primaria del circolo, vale a dire la Papa Giovanni XXIII, la situazione veda invece stabilmente avanti i bambini tranesi: il plesso centrale della D'Annunzio rischia seriamente di scomparire, e questo perché i genitori iscrivono i propri figli prevalentemente presso altri circoli didattici.

LA SCUOLA «BOLLATA»

Nessuno lo afferma a chiare lettere, ma numeri e fatti appaiono inconfutabili: la D'Annunzio fa fatica perché «bollata» come scuola degli stranieri. E che vi sia un nesso tra l'incremento di bambini non italiani e l'emorragia di alunni tranesi appare difficilmente contestabile. Il corpo docente, tuttavia, non ci sta. E lancia un allarme che non riguarda soltanto la qualità dell'attività didattica che si svolge in quella scuola, ma il suo stesso futuro. E, soprattutto, chiama in causa il Comune di Trani, che poco avrebbe fatto tutelare i bambini stranieri, garantendo loro la piena convivenza con gli italiani e mantenendo così stabili gli equilibri tra i quattro circoli didattici.

IL GRIDO D'ALLARME DELLE DOCENTI

Ne è nato un documento che rappresenta un accorato appello a non tralasciare oltre una situazione che potrebbe segnare in maniera la crescita di tanti bambini ed il destino di un quartiere. «La dirigenza non regge più di tre anni - esordisce Stefania Stefanachi, che parla per conto del corpo docente, e tante valide docenti sono demotivate dalla mancanza di una progettualità chiara, così da essere costrette a chiedere trasferimenti. Il motivo sta nell'assenza di un sistema di rete efficiente ed efficace, che riveda i bacini di utenza e riequilibri la formazione delle classi: l'integrazione deve partire da qui, altrimenti qualsiasi altro tentativo sarà vano». Sulla carta, l'eterogeneità dei bambini si risolverebbe con percentuali adeguate di appartenenza linguistica, «ma le ricerche dimostrano che - fanno sapere le insegnanti della D'Annunzio -, se nelle classi si concentra una percentuale superiore ad un trenta per cento di bambini che non parla italiano, tutta la classe ne risulta danneggiata. A queste difficoltà si aggiunge il problema gravoso degli arrivi di bimbi durante l'anno, un fenomeno più massiccio di quanto si immagini».

LA CLASSE «SALTATA»

Questo è quanto accade alla D'Annunzio, e questo è anche il motivo per cui, all'inizio del nuovo anno scolastico, un’altra classe è salta. Le parole del corpo docente sono senza troppi fronzoli: «La scuola elementare multietnica è sempre più a rischio chiusura, ma il quartiere che non smette di chiedere di non lasciarla morire. La primaria di via Pedaggio Santa Chiara è un presidio fondamentale per l’integrazione, in un quartiere ad alta concentrazione di stranieri: chiuderla significherebbe isolare il quartiere, impoverire la città, perdere una sfida di civiltà». il paese perdendo risorse fondamentali anche per il commercio annuale. Da qui l'invito, rivolto «a tutti i tranesi, affinché facciano frequentare ai propri figli la scuola del terzo circolo, una scuola ancora dalle dimensioni umane, in cui i bambini non sono considerati semplici numeri, le classi non sono numerose e questo fa venire fuori al meglio la personalità di ogni singolo individuo».

LE PROPOSTE E L'APPELLO PER SALVARE LA SCUOLA

Il ventaglio delle proposte comprende due ambienti informatici, dotati delle più moderne strumentazioni tecnologiche, ed i seguenti corsi e laboratori: teatro; musica; coding; counselling; informatica per i bambini; yoga. La scuola offre supporto allo studio e rafforzamento delle competenze, permettendo così alle famiglie, in cui entrambi i genitori lavorano, di ricevere un valido aiuto. Inoltre, favorisce la partecipazione a giornate di volontariato, concorsi nazionali e viaggi di istruzione. Tutto questo, ovviamente, avrebbe maggiore valore «se tutti insieme - è l'appello delle docenti - ci impegniamo a risollevare le sorti di questa struttura scolastica storica».


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