La segreteria regionale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, maggior sindacato di categoria, in relazione al vostro articolo di qualche giorno fa, intende porre all’attenzione alcune riflessioni che, a nostro parere, debbono servire ad avere un quadro completo del pianeta carcere. Elargire ogni tanto un po’ di buonismo con la firma di protocolli non serve né a migliorare la condizione dei detenuti né quella degli operatori con la polizia penitenziaria in prima linea.
L’articolo 26 della Costituzione italiana recita “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Bene, invitiamo il presidente della provincia Bat e l’assessore regionale alla formazione a farsi un giro nella sezione “blu”, ove la fatiscenza della struttura e le gravi condizioni igienico-sanitarie in cui vivono i detenuti e lavorano i poliziotti sono indicibili.
Qualche tempo fa il Sappe in un comunicato stampa, allegò una foto di una stanza singola dove il bagno, a vista, era contiguo con il tavolo dove i detenuti mangiano o con il letto dove dormono, chiedendo la chiusura del reparto, cosa che non è mai avvenuta.
Che dire poi dell’avvelenamento continuo a cui sono sottoposti i detenuti e gli operatori penitenziari che sono costantemente costretti ad inalare il fumo passivo rilasciato dalle sigarette dei detenuti stessi?
Ciò in quanto nelle carceri, nonostante delle leggi molto severe in materia di divieto di fumo, i detenuti possono acquistare le sigarette e fumarle tranquillamente.
Come pure la grave carenza di poliziotti e di personale dell’area educativa, non consentono certamente quella attività di rieducazione così fortemente voluta dai padri costituenti.
Così all’interno del carcere di Trani, negli ultimi tempi, sarebbero aumentati in maniera considerevole gli atti di violenza gratuita e minacce soprattutto nei confronti dei poliziotti penitenziari che, hanno l’unica colpa di far rispettare le regole a detenuti sempre più prepotenti ed insofferenti.
Per questo il Sappe è favorevole a tutte quelle iniziative meritorie con cui si vuole collegare il carcere con il mondo esterno, ma ritiene che per far ciò, bisogna prima di tutto rispettare il dettato costituzionale che chiede il rispetto dei diritti primari dei detenuti in materia di dignità personale, cure mediche nonché il rispetto delle regole da parte dei detenuti stessi, e poi organizzare tutte quelle iniziative compresi “I centri per l’impiego nel carcere”, anche se scorrendo i moltissimi protocolli firmati in questi anni tra le varie istituzioni regionali e l’amministrazione penitenziaria, ben pochi hanno poi portato qualche frutto che migliorasse in concreto la vita ed il lavoro all’interno delle carceri.
Come pure i detenuti, per poter aspirare a queste opportunità che in molti casi sono precluse a chi non ha mai commesso un reato, devono guadagnarsele con il sudore, il rispetto delle regole e del lavoro altrui, cosa che molto spesso non avviene.
Questa organizzazione sindacale si augura che l’amministrazione penitenziaria oltre che firmare protocolli, si preoccupi di assicurare quanto anzidetto sia alla popolazione detenuti che ai lavoratori penitenziari, poiché non si può continuare a mettere la polvere sotto il tappeto, e lucidare la casa solo in occasione di tali eventi.
Il segretario regionale Sappe - Federico Pilagatti

