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VIDEO. Spacciavano in tre città, ma anche su Facebook e Whatsapp: la Procura di Trani smantella traffico e fa arrestare diciassette persone. I nomi

Anni di indagini; duecento carabinieri impegnati, con supporto di cani e uso di elicotteri; 17 soggetti arrestati. Questi i numeri dell’operazione svolta dai Carabinieri del Comando provinciale di Bari che ha sgominato una banda dedita a spaccio di sostanze stupefacenti, all’interno della quale ci sono anche soggetti accusati di tentato omicidio e minaccia aggravata, per fatti avvenuti a Molfetta, Bitonto, Giovinazzo (non Trani, come erroneamente scritto in un comunicato stampa diramato stamattina).

I provvedimenti  restrittivi sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Trani, Francesco Messina, nei confronti di Nicola Abbrescia, Michele Arciuli, Donatella Caracciolese, Gianfranco Del Rosso, Maria Fiore, Damiano Cosma Grosso, Giuseppe Pappagallo, Saverio Pappagallo, Giuseppe Petruzzella, Domenico Ponte, Cosimo Damiano Spagnoletti, Alessandro Tenardi, Antonio Azzollini (domiciliari), Fabio De Pinto (domiciliari), Domenico Cosimo Grieco (domiciliari), Michele Liso (domiciliari), Laura Zaccaria (domiciliari).

Sono stati sequestrati: 1 kalashnikov, 1 pistola mitragliatrice, 1 pistola, centinaia di munizioni, nonché, in varie circostanze: circa 500 dosi di marijuana per un peso di circa 2,5 kg; 1100 dosi di hashish per un peso di 2,2 kg;  450 dosi di cocaina pura per un peso di 250 gr e qualche dose di eroina.

Di Maio, Procuratore, nel corso della conferenza stampa, ha dichiarato: «Il territorio della Bat è sempre più pressato tra la criminalità foggiana e quella barese. Alcuni di questi soggetti, sebbene già sottoposti a misure cautelari, organizzavano i traffici senza problemi ed usavano in maniera disinvolta i canali social come Facebook e Whatsapp. La chat veniva utilizzata senza ricorrere a linguaggi criptici. Infatti, Whatsapp è difficilmente rintracciabile». Uno dei soggetti sottoposti a misura domiciliare si era creato un falso profilo sui social e comunicava sia con i sodali, sia con i clienti. Inoltre, vi sono state forti resistenze alle forze dell’ordine durante le perquisizioni, con una aggressione ad un militare dei carabinieri.

«Questo, perché mancano una Questura ed un Comando provinciale dei carabinieri e della Guardia di finanza. Certo, i risultati sono importanti e si fanno tanti sforzi, ma si farebbe ancora meglio con l'autosufficienza, proprio perché la Bat è particolarmente esposta. Questa indagine, durata anni, è stata complessa e delicata, ma ha condotto ad uno splendido risultato investigativo».

Lo spiega il sostituto procuratore Silvia Curione: «Tutto è partito il 12 settembre 2015, con un tentato omicidio al mercato di Molfetta. Dal ritrovamento della mitraglietta si è giunti all'autore del crimine, che è fra i dodici in carcere. Da qui è nato uno scenario articolato di traffico di stupefacenti a Molfetta, Giovinazzo e Bitonto. Il primo elemento di interesse è  il collegamento fra questi soggetti ed i clan Di Cosola e Diomede, di Bari. Tanto è vero che molti degli interventi si sono compiuti nel quartier di Japigia. Quindi, vi era uno stabile collegamento fra quel triangolo di città e Bari».

Tra i soggetti, ci sono anche due donne di spicco, appartenenti rispettivamente alle famiglie Caracciolese e Fiore, oltre che alcuni minorenni e numerosi soggetti tutti negli anni '90, segno del fatto che è  una nuova generazione già specializzata nel settore. I minorenni venivano utilizzati per il trasporto della droga. Una donna era la fornitrice ufficiale ed altre due erano le custodi della sostanza stupefacente.


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