«Ero commosso e, allo stesso tempo, anche gioioso». Così mons. Giusepe Pavone, amministratore diocesano, riassume i suoi stati d'animo durante l'annuncio della nomina di mons. Leonardo D'Ascenzo nuovo arcivescovo di Trani. E spiega: «Commosso perché, nella mia mente, passavano tanti ricordi vissuti con mons. Pichierri, gioioso perché la Chiesa cominciava a vivere un momento di resurrezione con la nomina del nuovo vescovo nella persona di mons. D'Ascenzo. In ogni caso, abbiamo accolto questo sacerdote davvero straordinario, come la nostra Chiesa aveva desiderato ormai dal momento della morte di Monsignor Pichierri».
La preghiera di attesa del nuovo presule cela, anche un piacevole retroscena, svelato dallo stesso mons. Pavone: «Abbiamo invocato il vescovo in una preghiera formalizzata dallo stesso mons. Pichierri, che abbiamo trovato scartabellando un po' tra i suoi scritti. Così, abbiamo offerto a tutte le nostre comunità parrocchiali la possibilità di elevare al Signore la preghiera di richiesta del nuovo vescovo, secondo il pensiero dello stesso Pichierri. In questo modo, abbiamo vissuto un momento di grande comunione ecclesiale ed ecclesiastica, nella letizia e nella gioia».
Pavone, che incontrerà oggi il nuovo arcivescovo in quel di Anagni, ha confermato di non conoscerlo ancora di persona, «ma - riferisce -, per quello che si dice, pare essere una persona di grande equilibrio, un uomo di Dio, persona saggia e capace di fare ottimo discernimento».
Infine, tracciando un bilancio dei suoi tre mesi da amministratore diocesano, «sono stati caldi - rivela mons. Pavone -, e non solo per le temperature. Non ero predisposto per questo ministero, che mi è capitato tra capo e collo, ma mi ha aiutato un po' la piccola esperienza di vicario generale, nella quale avevo avuto modo di interfacciarmi con monsignor arcivescovo e condividere con lui delle soluzioni. In questo frangente ho sperimentato la capacità del silenzio e della sapienza, perché davanti a certe problematiche non puoi dire ad alcuno, né alcuno ti può aiutare a risolvere questi problemi, che devi sapere gestire con molta saggezza. Io credo che la cosa mi sia riuscita non perché io sia bravo, ma perché ho trovato davvero degli ottimi collaboratori sia nel collegio dei consultori, sia anche nei confratelli sacerdoti, i quali si sono resi molto disponibili a rendere il mio servizio, ma anche il mio percorso, meno arduo possibile».

