È iniziato stamani lo sciopero della fame a oltranza delle sette guardie giurate che, fino allo scorso 31 ottobre, hanno sorvegliato le proprietà immobiliari di Amiu, vale a dire discarica e sede aziendale. Dal 1mo novembre è ufficialmente terminato il servizio reso da Sicuritalia per la ex municipalizzata dell'igiene urbana, che ha inteso avvalersi di un altro soggetto, l'azienda Vegapol, per un servizio non più di vigilanza armata, ma di ronda e telecontrollo a distanza.
La nuova società si è già detta non disponibile ad assorbire quei lavoratori nel suo organico e, così, sempre dallo scorso 1mo novembre, Trani ha sette disoccupati in più con famiglie a carico, e la situazione sembra destinata irrimediabilmente a precipitare.
I vigilanti hanno installato un gazebo nei pressi dell'ingresso di Palazzo di città, in via Tenente Morrico, esponendo anche alcuni polemici cartelli che fanno riferimento al presunto uso di due pesi e due misure: il 31 dicembre 2015 Amiu assunse 10 dipendenti per fare fronte alle sue necessità di servizio; a distanza di due anni, ne avrebbe, di fatto, licenziati 7 pur dovendo tutelare i suoi beni.
«Abbiamo intrapreso questa nostra iniziativa - spiega il portavoce sindacale dei sette lavoratori, Michele Marulli -, dopo che ci erano state date le prime 48 ore uitli al raffreddamento della vertenza. Invece ne sono passate 96 e ci sentiamo presi per i fondelli, nonostante i vari incontri che abbiamo avuto con il sindaco. Non si doveva arrivare a questo, era garantita la salvaguardia della nostra occupazione e, invece, ci hanno scaricato. Abbiamo iniziato lo sciopero della fame e di qua non ce ne andiamo finché non avremo la certezza di essere nuovamente occupati o sotto l'istituto che verrà o, magari, anche sotto Amiu, perché Amiu è la prima responsabile di tutto questo».
Uno dei lavoratori, Gabriele Di Toma, ha detto: «Giù prima del periodo natalizio ci avevano diminuito le ore. L'azienda a cui hanno affidato il servizio di ronda non ha applicato la clausola, che era discrezionale. Abbiamo più volte esortato il sindaco, che procrastina sempre».
Federica G. Porcelli



