«Da qua se ne vanno tutti, e poi se ne vanno tutti, non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti». Così cantava Michele Salvemini, in arte Caparezza, cantautore molfettese, nel 2011, nel suo brano “Goodbye Malinconia”, insieme a Tony Hadley.
Niente di più vero: “Da qua se ne vanno tutti” è la fotografia del nostro Sud. È quanto emerge dal Rapporto Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno, 2017, sull’economia del Sud.
Tanti i fattori calcolati dal Rapporto, tra i quali l’emigrazione. Come ha fatto notare Emmanuele Daluiso, vicepresidente Euroidees-Bruxelles, membro dell’associazione italiana di scienze regionali, in un suo intervento, «un aspetto inquietante che emerge dal Rapporto è la cosiddetta emigrazione selettiva, che ha visto fra il 2002 e i 2015 concentrarsi l’emigrazione netta del Mezzogiorno nei giovani (dai 15 ai 34 anni) e nei laureati. Su oltre 700mila emigrati netti, ben 500mila sono giovani e 200mila sono laureati. Sono dati che evidenziano tutta la drammaticità della perdita di risorse umane giovanili e qualificate del Mezzogiorno».
Per quanto riguarda il 2016, come ha spiegato Giuseppe Provenzano, vicedirettore Svimez, il saldo migratorio è alto. La maggior parte delle persone lascia il Sud per cercare occupazione. «L’intervento sul lavoro, combinato di Jobs act e decontribuzione, ha fatto registrare dei segnali positivi ma non è riuscito a modificare struttura e qualità del mercato del lavoro».
Le proiezioni per il 2065 sono drammatiche: il Sud perderà 5 milioni di abitanti, sarà un’area più vecchia e più povera dell’Italia.
Federica G. Porcelli
