La cosiddetta «cava dei veleni bis» di contrada Monachelle, localizzata lo scorso 19 settembre dopo che già da giorni era oggetto di un incendio, continua tuttora a fumare. Lo si evince dal fatto che, in alcuni momenti della giornata, specialmente di notte ed al primo mattino, in particolari condizioni di vento e umidità, soprattutto nella zona nord si avvertono gli odori molesti provenienti da quel sito.
È il segno, pressoché certo, del fatto che i focolai non sono stati ancora tutti soffocati e che, nel momento in cui questo avviene, sistematicamente il fumo si sprigiona da altre parti. Eppure, secondo quanto si è appreso, le prime attività di caratterizzazione del sito sono state avviate sotto il controllo di carabinieri del Nucleo operativo ecologico, Arpa e Provincia di Barletta-Andria-Trani, divenuta competente dopo la dichiarazione di sito contaminato ai sensi dell'articolo 244 del decreto legislativo 152 del 2006. I tempi, però, non saranno brevi e le preoccupazioni non mancano soprattutto con riferimento alla diffusione di sostanze in atmosfera, chiaramente percepite anche a lunga distanza dalla cava.
Come è noto, l'Arpa ha accertato la concentrazione di idrocarburi pesanti C12 nella misura di 50.809 milligrammi su chilogrammi, a dispetto di un limite di legge di appena 50. È questo, dunque, il risultato anomalo e fuori controllo legato alla presenza di gasolio ed oli lubrificanti in quella cava. Il rapporto, firmato dall'ingegner Giuseppe Gravina, direttore del dipartimento, parla di «una forte concentrazione di idrocarburi pesanti che qualifica la sostanza sversata come una miscela di gasolio ed oli lubrificanti».
Il sito resta sotto sequestro per mano della Procura della Repubblica di Trani, nell'ambito della fascicolo di cui è titolare il sostituto procuratore Alessandro Pesce. La proprietà ha avuto la facoltà d'uso per l'accesso al sito, ai fini del soffocamento dei fumi e delle successive operazioni di messa in sicurezza e bonifica.

