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Fa tappa anche a Trani il convegno interregionale dell’Unione giuristi cattolici: appuntamento oggi a palazzo san Giorgio

Sabato 2 dicembre alle 9:00 presso la sala eventi di Palazzo San Giorgio, in via San Giorgio, nell’ambito del Convegno interregionale dell’unione Giuristi cattolici italiani di Puglia e Basilicata, si terrà la presentazione del libro “La giustizia capovolta: riparazione e mediazione penale”, di Francesco Occhetta.

Di seguito il programma.

Saluti istituzionali. Presiede Salvatore Paracampo, presidente Ugci sezione di Trani “Renato dell’Andro”.

Interventi: Savino Giannotti, assistente Ugci; Antonino di Maio, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani; Lorenzo Gadaleta, presidente associazione nazionale magistrati distrettuale; Giandomenico di Pisa, delegato Ugci regione Basilicata; Tullio Bertolino, presidente consiglio ordine avvocati di Trani; Carmelo Cantone, provveditore regionale amministrazione penitenziaria; Giuseppe Losappio, presidente camera penale di Trani; Bruna Piarulli, direttrice del carcere di Trani; Francesco Lorusso, zona pastorale di Bisceglie; Saverio Sgarra, Responsabile Meic della Puglia; Rosa Siciliano, rappresentante di Pax Christi Bisceglie; Pantaleo Amoruso, Agesci di Trani e Bisceglie.

Dibattito e conclusioni.

L’evento è stato accreditato dal Consiglio dell'Ordine Forense di Trani con 2 crediti formativi in deontologia.

«La giustizia capovolta per Padre Occhetta – scrive Giuseppina Paracampo, consigliere nazionale Ugci -  è la giustizia che parte dal basso, come  un albero cresce dalle sue radici per arrivare in alto: è  la giustizia che deve partire dal basso e cioè dal dolore di coloro che sono stati colpiti da un reato, da un omicidio che li ha  privati di un familiare, da una strage.

Padre Occhetta vuole capovolgere la giustizia, così come dichiara nel suo libro in cui

riporta le  impressioni ricevute dagli incontri con i detenuti nelle carceri di San  Vittore a Milano, in Colombia nel carcere di Bucaramanga, dov’erano ristretti i  guerriglieri colombiani: l’entrare in carcere, sentire i cancelli che si chiudono alle  spalle, i controlli da passare, i corridoi da percorrere per arrivare dai detenuti, il  rumore delle chiavi che aprono le celle.

Aver visto le carceri italiane, le condizioni fisiche e psichiche dei detenuti hanno   portato Padre Occhetta ad elaborare la sua idea di giustizia riparativa in alternativa

alla retributiva ed alla riabilitativa, quella invece che guarda al recupero del detenuto attraverso il suo riadattamento alla vita sociale e la sua reintegrazione.

Ricordiamo anche Gesù che dall’alto della sua croce sul Golgota rivolto a Dio disse: “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno”. Ma per noi cattolici è molto difficile riuscire in questo percorso. Negli altri paesi del mondo, invece, come in alcuni stati dell’America ed in Canada, tale modello di giustizia riparativa- restorative justice (letteralmente giustizia riparatoria) è maggiormente diffusa, così come anche in alcuni paesi della  Unione Europea e nei paesi anglosassoni.

Anche il sommo Pontefice da alcuni anni ha sottoposto alla pubblica attenzione il modello della giustizia riparativa, definita come “giustizia riconciliativa”, con il triplice fine della riparazione del male inflitto alla vittima, la riconciliazione con le vittime e la restituzione del danno. Una considerazione della giustizia così come fortemente sostenuta anche dal professor Luciano Eusebi, docente di diritto penale presso l’Università Cattolica di Milano, che parla di una giustizia diversa, differente da quella giustizia che noi conosciamo con l’immagine della bilancia.  Nel modello di giustizia riparativa un ruolo importante è svolto dalla mediazione, così come anche sostenuto dal professor Luciano Eusebi, dove nell’incontro fra il reo-detenuto e la sua vittima interviene una terza persona - il mediatore - con il quale si discute del fatto-reato, degli effetti arrecati alla vittima ed alla sua vita, al fine di riconoscere il male arrecato: questa è l’essenza della  giustizia riparativa».


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