Dopo il Comune di Trani, anche la casa di riposo Vittorio Emanuele II impugnerà in appello la sentenza del Tribunale di Trani che ha condannato anche l'ente di via Cappuccini per la situazione di degrado venutasi a creare presso il fondaco dei Longobardi, a causa della vetustà degli immobili ivi presenti.
Il pronunciamento del Tribunale, dell'8 giugno scorso nella persona del giudice unico, Emanuela Alimento, ha accolto parzialmente la domanda proposta da un residente, Alfonso Spaccapietra, erede della precedente proprietaria ed attrice del contenzioso, Teresa Raimondi, e, in via riconvenzionale, da parte di altri soggetti condannando la casa di riposo, insieme con il Comune di Trani ed altri, al pagamento in solido fra loro in favore dell'avvocato Spaccapietra, di poco più di 50mila euro oltre Iva, interessi e rivalutazione monetaria, a titolo di risarcimento per i danni occorsi all'immobile di proprietà, a causa dello stato di abbandono e incuria in cui versa lo stabile di piazza Longobardi.
Un'ulteriore condanna è arrivata proprio a causa dell'istanza riconvenzionale da parte di altre due residenti di quel complesso immobiliare, nella misura di 7.800 euro oltre Iva, rivalutazione monetaria e interessi, anche in questo caso a titolo di risarcimento dei danni subiti. Il giudice ha inoltre posto, a carico delle parti parzialmente soccombenti, le spese del giudizio.
Il commissario straordinario della casa di riposo, Salvatore Zingarelli, ha affidato all'avvocato Giulio Calvani l'incarico di difendere in appello l'ente, poiché, a detta del professionista «si appalesa discutibile, sotto molteplici aspetti, la sentenza del Tribunale di Trani sia in fatto, sia in diritto, ed è quindi suscettibile di essere impugnata». Pertanto, ha impegnato una spesa di 9.500 euro per la resistenza in giudizio dell'ente.
Nel dettaglio, il fabbricato è quello di piazza Longobardi 7, attraverso il quale passa il famoso «fondaco» che collega la stessa piazza con via Statuti marittimi, e che da anni è chiuso per lo stato di degrado in cui si trova l'intera palazzina, le cui proprietà fanno tutte riferimento a diversi soggetti.
Nell'atto di citazione la signora Spaccapietra dichiarava la presunta responsabilità da parte dei proprietari del primo e secondo piano chiedendo di condannarli in solido al pagamento di 100mila euro per i danni subiti. Infatti lei, abitando al piano terra, si riteneva esposta alle conseguenze della fatiscenza degli immobili soprastanti, che avrebbero causato il precario stato di manutenzione dei suoi locali. Le proprietarie di alcuni degli appartamenti del primo e secondo piano chiedevano, a loro volta, l'integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti gli altri comproprietari dell'immobile di piazza Longobardi, vale a dire il Comune di Trani ed altri due cittadini.
La lunga e contorta vicenda giudiziaria dell'immobile di piazza Longobardi appare uno dei motivi alla base della prolungata chiusura del fondaco, che una volta consentiva il collegamento tra la piazza ed il porto. Soprattutto quando piazza Longobardi era adibita a luogo di mercato ittico, quel passaggio era fondamentale per dare vitalità alla zona. Da quando, poi, la piazza è stata convertita in luogo di aggregazione, ma Il fondaco è chiuso, le conseguenze sono state assolutamente negative: il sito è sempre più isolato e desolato e, nel frattempo, fondaco e immobile deperiscono sempre più.

