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Tetto dell’ex Supercinema di Trani, l’Associazione nazionale esposti amianto scrive a Bottaro ed Emiliano

È in una lettera che Vito Totire, medico del lavoro, presidente nazionale Aea, Associazione esposti amianto e rischi per la salute e  Maurizio Portaluri, medico, esponente associazione Salute pubblica, Brindisi, si rivolgono al sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, e al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, affinché prendano di petto la situazione dell’ex tetto in amianto del Supercinema.

«La situazione – scrivono -  è il riflesso di contraddizioni, soprattutto di ritardi, non solo locali, ma anche nazionali, a causa di qualche norma suscettibile di interpretazioni opportunistiche (e comunque infondate) ed anche di una norma, successiva al 1992, evidentemente in contrasto con la legge 257/92; è anche per quest’ultima che facciamo appello al presidente della Regione.

Al momento la situazione è questa. Una tettoia in cemento-amianto di circa 700 metri quadrati collocata a copertura di un edificio in zona densamente popolata necessita, da lungo tempo, di un intervento di bonifica. Su questo pare si sia tutti d’accordo. La vicenda tuttavia registra ritardi enormi visto che dobbiamo prendere atto di una reiterata inottemperanza a ordinanze sindacali di bonifica di vecchia data. Da quella data, la situazione non può che essere ulteriormente peggiorata. Infatti le osservazioni scientifiche mostrano che il deterioramento è progressivo ed inevitabile: una lastra di cemento-amianto, esposta alle intemperie, comincia a cedere fibre dopo 18 mesi dalla sua collocazione.

Come bonificare? Le condizioni di vetustà e degrado complessive della copertura valutate con le linee-guida regionali (vari enti locali hanno elaborato indicazioni diverse ma alquanto convergenti tra loro) portano ad conclusione perentoria: stato di conservazione pessimo. L’approccio ragionevole dunque è quello della bonifica integrale con rimozione dei materiali amiantiferi. Non è vero che tutti gli interventi “possibili” siano equipollenti. Occorre ricordare per esempio che le regioni hanno teso a non finanziare interventi di incapsulamento e di sovra copertura, per ovvi motivi: questi non fanno che rimandare la soluzione, piuttosto che affrontare il problema alla radice.

La decisione circa le modalità di intervento non può essere assunta unilateralmente dalla proprietà; se così fosse accetteremmo l’idea che in materia di tutela della salute pubblica si può decidere di “spendere di meno” a discapito della sicurezza. Se, e quando, questa, per così dire, “filosofia”, è stata  avallata ciò è stato foriero di danni.

Lo stesso intervento (eventuale e ipotizzato) di incapsulamento deve comunque andare al vaglio della sanità pubblica che ha facoltà di validarlo o emendarlo con prescrizioni. Chi ritiene che un intervento di incapsulamento possa essere vagliato e validato dalla Sovrintendenza, semplicemente, immagina di essere in un paese diverso dall’Italia.

Ogni ipotesi deve andare al vaglio dei servizi di vigilanza della Asl e, eventualmente, in quell’ambito, chiediamo che si apra un confronto, qualora il servizio di vigilanza manifestasse incertezze o dubbi circa la opzione prescrittiva della bonifica integrale che noi asseriamo invece essere l’unica congrua ed adeguata alla situazione in essere. Ovviamente, siamo disponibili ad allargare il confronto ai tecnici di fiducia della proprietà. Le osservazioni del dottor Lorusso sono semplicemente obiettive e realistiche; sono le osservazioni dei tecnici della proprietà a non essere fondate sia per le tecnologie utilizzate per la lettura sia in quanto a metodo di campionamento; anche qui, qualora vi fossero incertezze da parte dei servizi di vigilanza, siamo disponibili ad entrare nei dettagli tecnici relativi alle modalità di valutazione del rischio (modalità di campionamento, tipo di microscopio da usare, valutazione del pulviscolo depositato, metodo a strappo, osservazione visiva, e tutti gli altri criteri che informano le varie “linee guida regionali”).

Invitiamo il sindaco di Trani ad una azione autonoma finalizzata alla bonifica integrale attraverso una nuova e circostanziata ordinanza che sarebbe coerente col suo ruolo di autorità sanitaria pubblica e che, un domani, di fronte alla malaugurata constatazione di patologie correlate tra i soggetti esposti, costituirebbe il riscontro concreto del non avere adottato un atteggiamento di delega al “privato”. Una ordinanza per la bonifica integrale è quello a cui i cittadini hanno diritto, e ovviamente deve prevedere tempi strettissimi ed esecuzione coatta nel caso di inottemperanza.

Infine, non vogliamo correre dietro ad indiscrezioni, ma se la proprietà intende fare una operazione di maquillage del Supercinema, al fine di vendere l’immobile, ecco che torna pertinente la vexata questio della commerciabilità dell’amianto e in particolare dei “materiali che lo contengono”. In particolare è relativa anche a questo punto la congruità del coinvolgimento del presidente della Regione Puglia per il “peso” istituzionale che egli può avere.

Da lungo tempo proponiamo una interpretazione della legge 257/92 non solo letterale (che sarebbe poca cosa) ma “giusta”. A nostro avviso se la legge 257/92 vieta la commercializzazione di amianto e di materiali che lo contengono, vieta anche di vendere un immobile con presenza di cemento-amianto. Il palazzo ha aggirato questo logicissimo “ostacolo” con un decreto col quale ha inventato la categoria concettuale del cosiddetto “amianto intenzionalmente aggiunto”; ma il “gioco delle tre carte” non va molto lontano.

In sostanza con questa nostra riflessione (ripro)poniamo un problema: la vicenda del Supercinema riporta a galla una questione che un ceto politico sensibile agli interessi di una potente  lobby è riuscito ad occultare.

Altro elemento fondamentale che depone per la opportunità di interessare la Regione Puglia sta nella coerenza tra linee-guida e prassi concreta a livello locale. Le linee guida regionali presentano, se confrontate tra loro, discrepanze ed elementi di disomogeneità; ciononostante tutte queste linee-guida, applicate al caso in esame, deporrebbero per la bonifica integrale. Un altro problema è che sono “vecchie” e sono state elaborate dalle regioni quando il problema delle priorità di intervento era più cogente anche in relazione allo scarso numero di aziende abilitate alla bonifica (che oggi sono enormemente cresciute come numero, come potenzialità di intervento e come esperienza).

Il nocciolo rimane la regia pubblica degli interventi di bonifica: guai delegare al privato ed avallare la tendenza a “spendere meno” a discapito della sicurezza. La tettoia del Supercinema ha sicuramente già sparso nell’ambiente una quantità intollerabile di fibre di amianto il che non ci consente ragionevolmente di temporeggiare oltre. Auspichiamo una interlocuzione concreta ed efficace con il presidente della Regione Puglia, il sindaco di Trani e gli uffici della Asl e dell’Arpa preposti alla tutela della salute collettiva».

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