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La prima intervista del nuovo vescovo di Trani: «Io, chiamato a camminare con voi»

Come già noto, il prossimo 27 gennaio Monsignor Leonardo D'Ascenzo farà il suo ingresso ufficiale nella diocesi di Trani e recentemente, durante Appuntamento con Trani, abbiamo avuto l'onore di parlare con lui per la prima volta e porgergli il benvenuto a Trani. Di seguito, riportiamo l'intervista che ci ha concesso.

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Qual è stata la sua prima sensazione quando ha avuto la notizia della sua nomina ad arcivescovo di Trani?

Direi di confusione, perché è un impegno di servizio, quello dell'episcopato, carico di responsabilità. E poi, pensando a questa diocesi così grande, viva, molto vivace, avverto ancora di più il peso di quello che mi veniva richiesto. Ma la confusione lascia il posto alla gratitudine per il Santo Padre, che ha pensato a me per questo servizio così importante.

Nel primo messaggio che ha rilasciato alla comunità diocesana, lei ha scritto che è, con noi, «chiamato a camminare e condividere il pane del cammino». Che cosa vuole dirci, in particolare?

Intanto mi sento chiamato a stare con tutti voi e camminare con voi. Quando faccio riferimento al pane del cammino, penso al pane dell'eucaristia, il pane che Gesù ci ha donato come il suo corpo, la sua vita. Quindi, per me, il pane richiama la vita che Gesù dona a noi. Ecco, allora, la mia vita che vengo a condividere insieme con voi, la mia vita che vengo a donare in questa Chiesa così da mettermi al servizio in quello che è un cammino già avviato. Perché la Chiesa di Trani è di grande e lunga tradizione, per cui arrivo da voi e vorrei inserirmi in questo cammino e dare il mio piccolo, povero contributo.

Noi abbiamo cercato di sintetizzare i 17 anni di episcopato di monsignor Pichierri soprattutto attraverso due capisaldi, vale a dire le vocazioni, perché sotto la sua egida sono stati ordinati almeno un centinaio di nuovi religiosi, e quello che lui amava definire il "bene comune", che poi non era un concetto astratto ma si è tradotto in tante opere al servizio della comunità, dal centro Jobel al dormitorio Caritas, che poi è stato proprio intitolato al suo nome. Sono questi, anche per lei, i punti da cui iniziare il suo cammino?

Sì, indubbiamente. Se sono stati i capisaldi di monsignor Pichierri, certamente saranno i punti di partenza del mio ministero. Arrivo in questa terra con l'animo e l'intenzione di chi vuole mettersi in sintonia con tutto ciò che c'è stato prima, che vuole accogliere, conoscere e poi, come dicevo poc'anzi, cercare di offrire il mio piccolo contributo. Nell'ambito delle vocazioni, poi, mi trovo in particolare sintonia perché è stato un po' il fil rouge della mia esperienza. Ho sempre operato e lavorato in questo ambito fin da giovane, ed un po' tutti questi anni del mio ministero sacerdotale sono stati caratterizzati dal servizio nella pastorale delle vocazioni, per cui questa attenzione pastorale che c'è sempre stata a Trani non può che farmi piacere.

Ed infatti, sempre nel suo messaggio, lei si rivolge ai giovani dicendo quanto segue: «Penso a voi, cari giovani, al vostro futuro, alle vostre scelte, al discernimento vocazionale bello e impegnativo che la vita domanda». In realtà, molti giovani portano nel seminario anche i loro problemi, per poi magari trasformarli e valorizzarli al servizio degli altri. Sente di rivolgere un messaggio ai giovani al di là di quelli che poi entrano in seminario, ai giovani che avrebbero bisogno anche semplicemente di una speranza in una società che, troppo spesso, loro speranze non dà?

Sì, è vero. Il mio messaggio è rivolto a tutti i giovani, perché ogni giovane è una persona che ha diritto di essere accompagnata, aiutata a vivere. Questa stagione della vita è straordinaria, bellissima e ha pieno diritto ad essere aiutata per poi a pensare al proprio futuro, ad organizzarlo. Il discernimento vocazionale riguarda non soltanto i giovani che entreranno poi in seminario, ma il giovane in quanto tale: discernimento è trovare la propria strada, individuare il proprio percorso di vita, fare le proprie scelte che corrispondano contemporaneamente a quello che è il cuore di Dio e quelli che sono i desideri più profondi, più veri presenti nel cuore di ogni di ogni persona. Ma questo non è sempre così scontato, è facile dirlo a parole meno facile realizzarlo nella propria vita. Ecco, allora, io desidererei mettermi, insieme con tutta la Chiesa diocesana, al servizio, accanto ad ogni giovane perché possa realizzare ciò che è presente nel suo cuore, ciò che è più bello, ciò che più desidera per la propria vita.

Monsignor Pavone è stato il primo ad incontrarla ad Anagni: cosa vi siete detti? C'è già un aneddoto che ricorda di quell'incontro, o di quello con una ben più ampia delegazione diocesana venuta da lei nei giorni scorsi?

Monsignor Pavone è venuto per conoscermi, io ho avuto modo di conoscere lui e mi ha portato, oltre che il libro del sinodo che si è tenuto nella diocesi di Trani, diverse pubblicazioni perché io possa cominciare a conoscere quella che è la realtà della Chiesa diocesana. Lo stesso tipo di incontro,all'insegna della fraternità sacerdotale, c'è stato con il collegio dei consultori. Con loro abbiamo fissato la data di ordinazione, il 14 gennaio nella cattedrale di Velletri, e poi la presa di possesso, il 27 gennaio in quella di Trani. In tutte e due le occasioni, sono stati momenti soprattutto molto semplici, soprattutto in piena fraternità sacerdotale.

C'è una motivazione precisa per la scelta del 27 a Trani. Rileviamo una stretta vicinanza con il 26 gennaio, quando si insediò, nel 2000, monsignor Pichierri, che sempre il 26 gennaio 1991 fu ordinato vescovo, è poi è anche la Giornata della memoria.

La scelta della data ha tenuto conto anche degli altri ingressi che dovrò fare nelle concattedrali di Barletta e Bisceglie, e poi a Corato, Margherita, San Ferdinado e Trinitapoli. Tenendo conto di tutti questi ingressi, abbiamo fatto qualche conteggio e ci sono sembrati ben disposti in questa maniera. Solo dopo abbiamo preso coscienza che la data coincideva quasi con l'ingresso di Monsignor Pichierri, coincidenza molto bella come quella, anche, con la Giornata della memoria in una città che è anche sede di comunità ebraica.

La sua comunità come ha accolto la notizia della sua nomina? A breve ci sarà la sua partenza, e forse a molti mancherà.

Da una parte sono contenti, hanno manifestato gioia per questo servizio che il Santo Padre mi ha affidato. Dall'altra, come sempre quando c'è un distacco, una partenza, c'è anche un pochino di dispiacere. Ma credo sia nella normalità delle cose.

Quando il 24 ottobre la chiamammo per verificare l'indiscrezione trapelata circa la sua nomina, lei ci rispose dicendoci: «Ma no, è uno scherzo». Ma era davvero convinto fosse uno scherzo, o stava facendo un po' catenaccio?

Ricordo bene la chiamata di quella mattina e vi dissi effettivamente quello che pensavo, perché non sapevo assolutamente di questa nomina episcopale per la diocesi di Trani. Ero solo stato chiamato il giorno precedente, al telefono, dalla Nunziatura apostolica in Italia, ed ero stato convocato a Roma per una comunicazione importante e segreta, il 24 pomeriggio, alle 15. Ma davvero non conoscevo il contenuto di questa comunicazione importante, per cui la prima notizia l'ho ricevuta da voi ma, nello stesso tempo, non potevo dare alcun tipo di riscontro perché non ero ancora a conoscenza del contenuto di quella comunicazione.

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A maggior ragione, siamo onorati di essere stati i primi, da Trani, a parlare con monsignor Leonardo D'Ascenzo, nuovo arcivescovo di Trani. Lo attendiamo, con gioia, per suo ingresso in città il prossimo 27 gennaio. Sarà un giorno veramente speciale.

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