Secondo quanto riferisce il Sole24ore, il Consiglio superiore della magistratura ha preso nuovamente tempo sulla decisione se concedere o meno, al pubblico ministero di Trani, Michele Ruggiero, il collocamento fuori ruolo necessario perché collabori come consulente con la commissione d'inchiesta sulle banche, su indicazione di Movimento 5 stelle e Forza Italia.
In una seduta segreta, il plenum di Palazzo dei marescialli ha deciso di rinviare il voto al prossimo 20 dicembre, e l'incertezza è legata ad un'indagine a carico di Ruggiero, ma anche del suo collega della Procura di Trani, Alessandro Donato Pesce, accusati di tentato abuso d'ufficio, tentata violenza privata e tentato falso dalla Procura della Repubblica di Lecce, per presunte pressioni esercitate fatte su alcuni testimoni dell'inchiesta Sistema Trani, di cui è titolare lo stesso Ruggiero.
Secondo quanto riferisce, in questo caso, Repubblica, il Pm di Lecce, Roberta Licci, contesta ai colleghi di Trani di avere usato metodi poco ortodossi nei confronti di testimoni oggetto di presunti tentativi di corruzione. Gli interrogati erano imprenditori salentini, dell'azienda Italtraff, aggiudicataria dell'appalto per la fornitura dei photored su quattro incroci semaforici a Trani.
Per l'accusa, Ruggiero e Pesce avrebbero minacciato le persone ascoltate di farle finire in carcere se non avessero detto la verità, mentre i due pm - sia negli interrogatori davanti al Gip, sia nelle memorie presentate al Riesame - hanno riferito di avere solo spiegato ai testimoni le conseguenze penali cui sarebbero andati incontro se avessero rilasciato false dichiarazioni.
Gip di Lecce e Riesame non hanno ritenuto che Ruggiero e Pesce debbano essere sospesi dal servizio. La procura salentina, invece, resta dell'idea che le pressioni esercitate dai colleghi siano state eccessive, al punto da diventare reati. In altre parole, non sembrerebbero in discussione i fatti, ma la qualificazione giuridica degli stessi. A questo punto, a breve, deciderà la Cassazione.


