«La discarica di Trani tecnicamente può riaprire, ma solo dopo avere chiuso i tre attuali lotti e averla messa completamente in sicurezza». Così l'Amministratore unico di Amiu, Alessandro Guadagnuolo in una recente intervista a Telesveva. Le dichiarazioni del rappresentante legale dell'azienda, che di professione è ingegnere, e dunque altrettanto tecnicamente certo dello stato dei luoghi attuale ed in grado di intravederne quello futuro, si inseriscono nel solco di una crescente orientamento pro Trani.
L'obiettivo, ormai sempre più chiaro e diffuso, sarebbe tornare ad utilizzare quanto prima Trani come discarica a disposizione di un bacino, ma forse un territorio anche ben più esteso, nell'attesa che il nuovo piano regionale dei rifiuti entri a regime. Peraltro, si tratterebbe pur sempre di una discarica pubblica e pienamente controllata, discriminante che la Regione ritiene non negoziabile nelle scelte da adottare.
Recentemente era stato l'assessore all'ambiente, Filippo Caracciolo, a dichiararsi più che possibilista che Trani tornasse nel circuito delle discariche in attività e, sebbene con dichiarazioni meno dirette, sulla stessa falsariga si erano espressi sia il suo predecessore, Mimmo Santorsola, sia il sindaco, Amedeo Bottaro. Entrambi, però, avevano subordinato un'eventuale riapertura del sito di contrada Puro vecchio ad un ampio confronto fra tutte le parti in causa, nonché un eventuale referendum consultivo fra i cittadini.
La circostanza, peraltro, consentirebbe ad Amiu, azienda che nel 2015 era sull'orlo del fallimento, di attestarsi sempre più in territorio positivo, alla luce di bilanci che lo stesso Guadagnuolo dichiara essersi chiusi con utili di esercizio: «Abbiamo chiuso sia il 2016, sia il 2017 non solo in attivo - fa sapere la figura apicale dell'azienda dell'igiene urbana di Trani -, ma con eccellenti risultati che ci fanno ritenere di essere, ormai fuori dal guado che ci aveva costretto ad una complicata ricapitalizzazione dell'azienda».
Quanto ai lavori in corso sul sito, chiuso da oltre tre anni per una perdita di percolato e conseguente rischio di contaminazione della falda, «stiamo continuando le operazioni messa in sicurezza ininterrottamente, ottemperando all'ordinanza sindacale di chiusura del sito. Le analisi delle acque dei pozzi sono confortanti e questo ci fa ritenere che siamo usciti dalla fase più critica».

