Una ciclostazione nella stazione ferroviaria di Trani: perché no? La giunta comunale, con questo progetto, ha predisposto la candidatura della città al finanziamento regionale “Energia sostenibile e qualità della vita” - “Interventi per l’aumento della mobilità sostenibile nelle aree urbane e suburbane”. Il finanziamento regionale è di 157.891.208 euro e l’importo massimo degli interventi da candidare a finanziamento non deve superare i 5.000.000 di euro. Per la categoria “amministrazioni statali”, il limite massimo di interventi finanziabili è di 10.000.000 di euro.
Le velostazioni, o ciclostazioni, sono luoghi adibiti a deposito custodito di cicli al coperto, in ambienti chiusi e videosorvegliati. Possono essere realizzate all'interno di locali ubicati nelle stazioni ferroviarie o in prossimità delle stesse. Possono essere dotate di ambienti da destinare all'eventuale riparazione delle biciclette.
L’obiettivo è, ovviamente, promuovere l’utilizzo di sistemi di trasporto a basso impatto ambientale, pratica ormai consolidata in tutta Europa e persino nel Nord-Italia. I vantaggi della mobilità sostenibile, ove mai servisse ricordarlo, sono innumerevoli: riduzione dell’inquinamento atmosferico e delle emissioni di gas serra, limitazione dell’inquinamento acustico e della congestione stradale, riduzione degli incidenti.
A Trani, i progetti relativi alla mobilità sostenibile, in particolare su due ruote, fanno fatica a decollare. Il sistema “Bike sharing”, voluto dall’amministrazione Tarantini, venne stroncato subito dai cittadini stessi perché le biciclette furono presto vandalizzate e i costi di manutenzione furono molto alti, a fronte di un esiguo numero di utenti che usufruivano del servizio. Anche le piste ciclabili volute da quell’amministrazione sono usate poco ed impropriamente.
La prima velostazione del Sud Italia è stata quella della stazione di Bari Centrale, con 116 postazioni per le biciclette, un’officina per la manutenzione, il servizio di noleggio e la possibilità di prenotare escursioni.
Se questa delibera non fosse carta morta, si tratterebbe di una opportunità per migliorare la qualità della vita nella nostra città.
Federica G. Porcelli



