Duecento visitatori in due sole ore, tra le 11 e le 13, in una giornata, quella del 31 dicembre, in cui tutti erano presumibilmente indaffarati per preparare il cenone di capodanno o dedicarsi alle ultime faccende prima dei festeggiamenti.
Una trentina di persone è arrivata addirittura da Ruvo di Puglia. Si trattava di appassionati curiosi di entrare per la prima volta in una chiesa che a giorni chiuderà, e chissà per quanto tempo. Costoro chiedevano increduli: «Ma davvero state chiudendo questo gioiello?».
È quella di San Domenico, in piazza Plebiscito, che dall'8 gennaio sarà inibita al pubblico per motivi precauzionali, dovuti a una serie di potenziali pericoli che hanno indotto la Soprintendenza a consigliare al Comune di Trani la chiusura del bene, nell'attesa che il Fondo edifici di culto faccia eseguire i lavori di messa in sicurezza, stimati in circa 350.000 euro.
Domenica scorsa un gruppo di volontari, capeggiato da Andrea Moselli, Rita Reggio, Rino Vania, Luca Carrabba e Giuseppe Di Monaco, ha svolto visite guidate illustrando, anche a tanti concittadini spesso distratti, le perle di questa chiesa settecentesca situata accanto alla villa comunale ed in un luogo dalle immense potenzialità turistiche, finora scarsamente sfruttate.
San Domenico, da sempre ritenuta di proprietà del Comune di Trani, ma in realtà rientrante della disponibilità del Fondo edifici di culto, da tempo vive in una situazione di degrado a causa della instabilità di alcune parti murarie, nonché di un grosso finestrone lungo la parete adiacente la villa comunale. Lungo quella stessa parete, inoltre, si verificano fenomeni di infiltrazioni, spesso copiose.
Da tempo il prospetto principale dell'edificio è cinto da un'impalcatura di tutela, fatta realizzare dall'Ufficio tecnico nel 2015, a seguito di un sopralluogo presso il quale, alla presenza di rappresentanti di Comune, Prefettura, Soprintendenza e Curia, emergeva l'esigenza di condurre ulteriori e più accurate indagini sulle strutture murarie della chiesa, per valutare possibili fenomeni progressivi, con particolare riferimento alla facciata. Il presidio è tuttora presente sulla facciata, mantenendo la chiesa fruibile al pubblico.
Sempre nel 2015, la Soprintendenza comunicava di avere effettuato un sopralluogo individuando gli interventi necessari, in ordine alla messa in sicurezza della chiesa, nella misura di 350.000 euro. Un nuovo sopralluogo si effettuava lo scorso 3 novembre, dopo il quale la Soprintendenza rappresentava l'opportunità di chiudere la chiesa.
La settecentesca chiesa di San Domenico è meta turistica e sede di numerosi eventi, religiosi e non. Inoltre ospita due copie, in bianco e nero ed a colori, in grandezza naturale, della Sacra Sindone, nonché preziose tele settecentesche. Il provvedimento del dirigente comunale dispone, sempre dall'8 gennaio, la rimozione dell'impalcatura sulla facciata, l'interdizione all'uso dell'edificio ecclesiastico e la realizzazione di una recinzione di sicurezza.
«Non vogliamo rivedere una situazione come quella che ha vissuto, per decenni, la chiesa di San Luigi - ha ribadito Andrea Moselli rivolgendo un appello alle istituzioni -. Oggi - spiega ancora -, vogliamo coinvolgere la cittadinanza per un ultimo appello, per fare comprendere l'importanza architettonica del monumento, senza tralasciare il gran valore storiografico che riveste nel panorama settecentesco. Con le visite guidate (le ultime domenica prossima, 7 gennaio, sempre dalle 11 alle 13, ndr), nonché altre iniziative, proveremo a fare capire cosa stiamo rischiando di perdere».


