Il processo è ufficialmente iniziato, ma il Comune di Trani non ne farà parte. Infatti, Palazzo di città non ha neanche presentato la richiesta di ammissione parte civile nel procedimento contro quattro imputati per ipotesi di reato legate agli appalti della darsena comunale. Difficilmente spiegabile il motivo per cui l'Area contenzioso abbia rinunciato alla volontà di costituirsi nel giudizio, nella misura in cui lo stesso riguarda strutture di proprietà del Comune di Trani il cui interesse legittimo a prendere parte al processo pareva fuori discussione.
Peraltro, non è la prima circostanza in cui Comune di Trani manca l'appuntamento con la costituzione parte civile in processi particolarmente significativi. Era già accaduto il 13 ottobre 2017, a causa della tardiva presentazione della richiesta in occasione dell'omicidio di Biagio Zanni, il cui processo è iniziato senza la presenza del Comune fra le parti ammesse.
Il secondo smacco è arrivato lo scorso 14 dicembre, quando Palazzo di città non è stato ammesso al rito abbreviato, in corso di svolgimento a Bari, contro gli imputati nell'inchiesta sulle estorsioni a Trani. In quel caso la domanda era stata presentata per tempo, ma respinta dal giudice del tribunale del capoluogo. Al contrario, nel parallelo processo in corso a Trani, per la posizione stralciata di un altro degli imputati di quell'inchiesta, il Tribunale locale ha ammesso il Comune di Trani.
Nell'attesa di conoscere le motivazioni alla base della rinuncia del Comune, evidentemente del tutto aprioristica, a prendere parte al processo, l'altra mattina si è celebrata la prima udienza, senza peraltro entrare nel merito della vicenda. Chiarito che non vi sarà alcun soggetto legittimamente costituito parte civile, il collegio si è aggiornato al prossimo 14 maggio per ascoltare, oltre gli imputati, un teste che svolse le indagini per conto della Procura della Repubblica: si tratta di Arcangelo Bellino, luogotenente in pensione della Capitaneria di porto.
Gli imputati sono l'ex dirigente e comandante della Polizia locale, Antonio Modugno, difeso da Claudio Papagno, il direttore di banchina, Attilio Cervone, difeso da Benedetto Ronchi, il responsabile dell'Ufficio appalti, Edoardo Savoiardo, difeso da Claudio Papagno, e l'ex segretario generale, Pasquale Mazzone, difeso da Maria Rosaria Di Cosmo.
Oggetto del processo, tredici determinazioni dirigenziali, per l'affidamento di lavori in darsena, approvate fra il 2009 ed il 2013, che l pubblico ministero, Silvia Curione, inquadra in un sistema di interventi "polverizzati", tesi ad aggirare il rispetto della normativa vigente in materia di scelta del contraente nei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, il tutto senza alcuna apprezzabile ragione di urgenza.
La difesa tenderà a dimostrare che l'urgenza fosse ravvisabile per tutti i provvedimenti adottati perché in quel momento storico, secondo la versione dei legali, la darsena cadeva a pezzi. A loro sostegno vi è una relazione tecnica che documenterebbe le profonde carenze strutturali di quel servizio, all'epoca dei fatti contestati.


