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Trani, ritrovati a Colonna nuovi reperti archeologici: cantiere Amet fermo, monastero senza corrente e Villa Ascosa non può aprire

Reperti che vanno dall'VIII secolo in giù, testimonianze di insediamenti di epoche non meglio precisate e che saranno oggetto di più approfonditi accertamenti. Per la verità, le indagini sono già iniziate e proseguiranno in maniera certosina nei prossimi giorni. Nel frattempo, però, mentre da una parte si fa luce su un probabile, nuovo importantissimo pezzo di storia della città del tutto sconosciuto, dall'altra si rischia di bloccare sul nascere attività che darebbero lustro a turismo ed economia: a causa di quelli scavi non è possibile allacciare la rete elettrica e così, in pericolo, ci sono il Monastero di Colonna, di proprietà comunale, e Villa Ascosa, di proprietà privata.

Il primo, a sua volta sede di un museo archeologico, evidente spia di un'area di interesse storico davvero molto estesa, è già in notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia a causa di un iter burocratico particolarmente complesso e di una gara di appalto per la concessione che ha visto l'affidamento ad una società leccese, la Agorasophia.  Tutto questo mentre la struttura, oggetto di lavori di restauro conservativo e ristrutturazione, ha sofferto una serie di problemi sui rivestimenti che ne hanno determinato l'inevitabile differimento dell'apertura.

Adesso, però, manca proprio la corrente elettrica e questo è un problema non da poco. Così come lo è per l'attività ricettiva confinante, rimessa in piedi da una cordata di imprenditori che vi hanno investito fior di quattrini, bloccati da una distanza di trenta metri: tanti ne mancherebbero tra il luogo oggetto dei lavori ed il pozzetto.

Sta di fatto che Amet aveva iniziato un'escavazione, lungo l'intera strada che conduce dal lungomare Cristoforo Colombo al piazzale del monastero di Colonna, proprio per alimentare i due complessi immobiliari. Proprio alla fine di questo scavo nella zona in cui la strada svolta verso il piazzale, gli operai si sono dovuti bloccare a causa dell'affiorare di reperti archeologici. Da quel momento in poi l'ex municipalizzata, per meglio tutelarsi, si è dotata di una figura professionale, di fiducia sua e della Soprintendenza, per tutelare l'area degli scavi, che stanno proseguendo quasi quotidianamente a mano, proprio per evitare di interferire con i reperti affiorati.

«Sappiamo bene che, nel frattempo, vi sono attività nell'attesa di un allaccio - dice il presidente di Amet, Antonio Mazzilli, ma è ben noto che le procedure di rito, in questi casi portano via inevitabilmente del tempo fino al pieno accertamento di quanto effettivamente sepolto sotto la sede stradale. La Soprintendenza di Foggia e Barletta-Andria-Trani sta seguendo da vicino la questione con un suo responsabile del procedimento, noi stiamo collaborando con loro attivamente».

In previsione vi sono due saggi al termine dei quali, a prescindere di quanto l'ente di tutela avrà accertato, si dovrebbe coprire l'area interessata dai reperti con adeguate protezioni, come si fa in questi casi, e riprendere i lavori di allacciamento, che dovranno essere necessariamente brevi. Amet deve implementare la vecchia cabina di distribuzione della zona, adeguandola ai nuovi standard e, soprattutto, al notevole fabbisogno di corrente elettrica che si è determinato fra il «nuovo» monastero di colonna e l'attività imprenditoriale confinante.

Numerosi e delicati gli interessi: da una parte, il diritto della collettività a godere della fruizione delle testimonianze della sua storia ; dall'altra, il soddisfacimento della richiesta di pubblico e privato, che hanno entrambi bisogno di un servizio. A maggior ragione si dovrebbe, nell'interesse di tutti e soprattutto in questo caso, riprendere a dialogare per ricercare una soluzione, il più possibile rapida ed efficace, nell'interesse del bene comune.


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