«Apriremo simbolicamente il 10 marzo, ma siamo bloccati da mesi e ci sono dieci famiglie in grave difficoltà». Così Roberto Gargiuolo, socio amministratore di Villa Ascosa, una delle nuove realtà imprenditoriali e turistiche della città, situata sulla penisola di Colonna e che ancora non riesce ad aprire per lo stop del cantiere di Amet, dovuto al ritrovamento di reperti archeologici.
La protesta è vibrata soprattutto in considerazione del tempo che sembra trascorrere invano: «Abbiamo pagato ad Amet, circa cinque mesi fa, la bellezza di 6.000 euro per un allaccio che ci avevano assicurato fosse immediato - riferisce Gargiuolo -. Oggi siamo ancora senza energia elettrica e non ci hanno nemmeno avvisato di questo problema. Eppure ci sono un presidente, un amministratore delegato, un sindaco che ne rappresenta la proprietà ed è impossibile che nessuno di loro veda lo scempio di questo piazzale e non prenda a cuore il nostro problema. Il sindaco, a Colonna ci viene a correre quasi tutti i giorni e non può non vedere questa vergogna. L'unica persona che si è interessata è l'assessore Luca Lignola, ma ancora non è bastato».
Gargiuolo, che pure con Comune e Amet aveva quotidianamente rapporti in quanto presidente uscente di Stp, oggi si trova in difficoltà da privato: «Ci sono dieci famiglie che aspettano che apriamo per iniziare a lavorare, perché intanto hanno problemi di mutui da portare avanti ed altre urgenze da risolvere. E pensare che, dal cantiere al pozzetto, ci sono soltanto 8 metri - sostiene Gargiuolo - e per 8 metri qui è tutto fermo e nessuno ci sta venendo incontro, mentre la palla va avanti e indietro tra Amet e Soprintendenza».
Villa Ascosa si sarebbe dovuta inaugurare lo scorso novembre, poi la data è progressivamente slittata e, così, parte la provocazione: «La inaugureremo simbolicamente il 10 marzo - fa sapere Gaggiolo -, invitando tutte le istituzioni così che vedano lo stato in cui staremo lavorando. Intanto avevamo già preso impegni con clienti per dodici, fra matrimoni e comunioni, però non possiamo fare nulla e abbiamo restituito le caparre perché, senza corrente, siamo paralizzati e questa cosa è veramente molto grave. Noi stiamo per regalare qualcosa di bello a questa città, abbiamo investito tanto in questa impresa e chiediamo né più, ne meno, di ottenere un servizio che abbiamo pagato, lavorare e fare lavorare».




