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“Conoscere per cambiare”, oggi a Trani incontro su don Lorenzo Milani

«Sortirne tutti. Sortirne da soli. Don Milani, ancora oggi» è il titolo del sesto appuntamento di “Conoscere per cambiare”, il ciclo di incontri ideati e promossi dall’assessorato alle Culture della città di Trani. L’incontro si terrà venerdì 23 febbraio alle ore 19 presso la biblioteca comunale di Trani e vedrà la partecipazione, oltre che dell’assessore Felice Di Lernia, di Francesco Messina, giudice coordinatore dell’ufficio Gip-Gup presso il tribunale di Pesaro, profondo conoscitore del sacerdote fiorentino attraverso i suoi scritti, i documenti inediti (e solo di recente pubblicati) e gli atti del processo penale che lo riguardò sul tema dell'obiezione di coscienza.

Lo scorso anno si è celebrato il cinquantesimo anniversario dalla morte di Don Lorenzo Milani, fondatore della scuola di Barbiana, che stimolò, negli anni sessanta, il dibattito pedagogico nel nostro Paese. Una scuola senza posti predefiniti, senza cattedra, senza voti e senza crocifisso: una scuola popolare. In un’Italia caratterizzata dalla presenza di circa 5,5 milioni di analfabeti, Don Milani sostenne come solo la cultura potesse aiutare i contadini a superare la propria rassegnazione, e il saper dominare la parola diventava, quindi, strumento essenziale per realizzare pienamente la propria condizione di cittadini. La sua adesione al linguaggio dei poveri e, dall’altro, l’atteggiamento dissacrante di critica verso lo stile clericale proprio della Chiesa, in cui vigeva l’ambiguità della parola, lo porterà ad essere individuato come emblema del dissenso politico all’interno della stessa.

Nel 1965, nella sua Lettera ai Cappellani militari, testo conosciuto al grande pubblico come L’obbedienza non è più una virtù, Don Milani porrà al centro del dibattito pubblico la questione del pacifismo, in pieno clima di guerra fredda: egli prenderà una posizione chiara contro alcuni cappellani militari che tacciavano di viltà coloro che esercitavano la propria obiezione di coscienza (all’epoca punita col carcere): il primato di quest’ultima e la necessità di assunzione di responsabilità del singolo nella società, porteranno al centro della riflessione collettiva nella Chiesa dell’epoca il problema morale cristiano davanti alle armi e alle guerre.

Don Milani non venne mai scomunicato ma, a causa delle sue idee, ebbe vita dura e fu trattato con pesanti disposizioni dai superiori ecclesiastici del suo tempo.

 


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