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Dehors a Trani, continua la querelle: la nota di Confcommercio e Confesercenti

Si è molto parlato nel territorio del nordbarese, in queste ultime settimane, di dehors e dei relativi regolamenti: esistenti, approvati, approvandi, ecc..

Varie amministrazioni comunali, da Canosa a Barletta, da Andria a Trani, hanno finalmente deciso di affrontare le varie problematiche derivanti dalla installazione di strutture ed arredi esterni agli esercizi pubblici, a partire dalla concessione e/o autorizzazione sino alla definizione della tassa per l’occupazione di suolo pubblico.

Nella città di Trani l’amministrazione comunale è riuscita a portare a termine (prima fra le città della provincia Bat), sino all’approvazione in consiglio comunale, un nuovissimo Regolamento che, pur nella sua complessità, ha il pregio di aver  affrontato (definendo con precisione e semplificando le complesse procedure che coinvolgono vari Enti ed Uffici pubblici) i grandi problemi che hanno afflitto ed ancora, per alcuni versi, affliggono gli imprenditori del settore che si cimentano nel richiedere una autorizzazione di tale tipologia.

È noto, infatti, che un esercente del turismo si trova costretto, in barba ad ogni procedura di semplificazione e velocità, a dover portare a termine mille adempimenti, confrontandosi con i responsabili dei diversi uffici degli Enti preposti (dall’Agenzia del demanio alla capitaneria di porto, dalla Asl agli uffici tecnici del Comune, dalla Sovrintendenza al Comando di Polizia locale, sino a finire all’Ufficio Tributi del Comune. E l’elenco non è esaustivo), con interpretazioni spesso contrastanti, se non antitetiche, ed affrontando una procedura talmente burocratica, farraginosa, incerta ed onerosa, che rasenta la follia.

Si sappia che tali procedure rappresentano l’antitesi della primaria condizione necessaria per l’esercizio di attività imprenditoriali che, per definizione e nella loro accezione economica, devono poter agire, avendo prioritariamente “certezze” ed “immediatezza”.

Certezze ed immediatezza che una qualsiasi pubblica amministrazione e la Politica con la “P” maiuscola dovrebbero sforzarsi di garantire, soprattutto in un periodo storico come quello attuale in cui si dovrebbe esser grati a chi, nonostante tutto, si cimenta nell’esercizio d’impresa ed offre ancora qualche opportunità di lavoro, soprattutto in un settore verso il quale, a parole, tutti fanno riferimento nelle disquisizioni di sviluppo turistico locale.

Nella Città di Trani il Regolamento approvato, chiaramente perfettibile (cosa non può esserlo?), è riuscito nell’impresa biblica (checché ne dicano le solite “voci contro” e le teorie professoral–filosofiche, strumentali e fini a se stesse, di chi ritiene di esser stato poco coinvolto) di rispondere prioritariamente e concretamente:

1.Ad una primaria esigenza nel fare impresa, ossia dare un minimo di certezza ed immediatezza;

2.A non esser più considerato abusivo, come successo in passato, rispetto a lacune enormi del vecchio regolamento ed a mancate risposte da parte degli uffici;

3.Ad avere precise indicazioni scritte, prospetti grafici e quant’altro utile ad evitare equivoci ed incomprensioni od interpretazioni varie.

In particolare (a parere nostro, ossia di chi, modestamente, è con gli imprenditori e comprende appieno le loro difficoltà e cosa significa “Fare impresa” oggi), nella/e parte/i di competenza della Sovrintendenza di Foggia, il cui coinvolgimento massimo da parte dell’assessore D’Agostino (attraverso una azione certosina e paziente, abilmente usata anche nei rapporti con tutti gli autorevoli rappresentanti degli altri Enti coinvolti) ha dimostrato che molte richieste della stessa, ai più rappresentata come uno spauracchio, combaciavano con le altrettanto legittime richieste degli imprenditori, avendo entrambe le parti l’obiettivo di migliorare l’ambiente urbano occupato con dehors e favorire al contempo un processo di sviluppo turistico sostenibile e di qualità.

Lo sforzo fatto dalla Sovrintendenza di Foggia nel mettere da parte vecchie posizioni ed atteggiamenti radicali e di chiusura nei confronti di chi, nell’offrire un servizio turistico, utilizza il bellissimo centro storico di Trani, per completare l’offerta ricettiva e di accoglienza al turista, non poteva non essere apprezzato dai sottoscritti, rappresentanti di associazioni di categoria di carattere nazionale.

In passato, infatti, avevamo spesso lamentato la difficoltà d’approccio con tale Ente cui l’imprenditore era costretto a rivolgersi indirettamente tramite, gli uffici tecnici del Comune, senza alcuna garanzia di procedure e tempi certi. Per la prima volta nella storia, invece, il Regolamento riporta tradotti in principi, modalità e tempi, divieti ed enunciazioni scritte, i “desiderata” della Sovrintendenza che contribuiscono a chiarire in maniera semplificata la complessa normativa disciplinata dal testo unico dei beni culturali e successive modifiche ed integrazioni.

Senza voler fare piaggeria e volendosi sottrarre ad alcuna strumentalizzazione politica, bisogna dare oggettivamente atto che chi ha costruito il complesso percorso per la stesura del nuovo Regolamento, è riuscito nell’impresa impossibile di far combaciare le volontà della Sovrintendenza con le legittime esigenze degli imprenditori, nella giusta considerazione ed immedesimazione negli imprenditori la cui unica richiesta è quella di lavorare senza ansia ed affanni; senza essere sempre sotto il mirino di sanzioni e controlli da parte di decine di organi di controllo; senza essere additati per disinvolte condotte abusive cui si è portati, involontariamente, per l’eccessiva burocrazia e per la scarsa chiarezza delle norme.

Orbene, sembrava si potesse porre la parola “fine” al calvario patito negli ultimi 30 anni dagli esercenti del centro storico e che finalmente si potesse apprezzare e riconoscere il “servizio” che la rete degli esercenti pubblici offre ai cittadini ed ai tanti turisti che sempre più visitano la nostra splendida città ma, durante un incontro pubblico organizzato lo scorso 5 febbraio da Confcommercio e Confesercenti con il Comune di Trani presso la sala azzurra del Comune, si è sollevata una problematica che, a dire di architetti ed ingegneri lì presenti (non tutti per la verità), tende a minare parzialmente la bontà globale del Regolamento approvato, secondo alcuni colpevolmente, per non aver ascoltato l’ordine professionale.

Si tratta di un’annosa questione legata alla necessità di chiedere, per la  installazione di dehors chiusi, un “permesso a costruire”, con relativo rilascio di concessione edilizia da parte degli uffici tecnici. Addirittura, per alcuni dei presenti, mancante anche della casistica per la quale occorre rivolgersi al genio civile per la relativa autorizzazione ai fini della staticità del manufatto. Problematiche che, sentiti i nostri tecnici di riferimento, non si ritengono pertinenti, trattandosi di strutture facilmente rimovibili e non piantate in terra.

Ebbene, noi non possiamo non esternare il nostro dispiacere nei confronti di una categoria professionale come quella di architetti, ingegneri e geometri (da noi stessi in un primo momento coinvolti, ricevendo scarsa considerazione) che dovrebbero essere al fianco degli imprenditori (loro primi clienti) per agevolarne gli adempimenti burocratici previsti da tali fattispecie, anziché limitarsi ad evidenziarne problematiche e limiti.

Quanto da loro evidenziato può bastare ad inficiare globalmente un provvedimento Regolamentare di portata storica e dai molteplici risvolti positivi? Perché, insieme ai limiti evidenziati (uno), non se ne mettono in evidenza i plurimi aspetti oggettivamente reali e concreti? È lecito costruire una polemica, alimentando altre strumentalizzazioni di sorta, evidenziando ciò che mancherebbe al regolamento, senza uno straccio di proposta costruttiva?

“Cui prodest”, verrebbe da dire ? Quale e chi è il vero obiettivo di tali critiche? Noi, certi della buona fede di molti di loro, lanciamo un invito a collaborare fattivamente con le scriventi e la pubblica amministrazione per trovare insieme soluzioni agevolative e semplificate, dai costi poco sostenuti (non dimentichiamo che si sta parlando di strutture dai costi elevati) per evitare ulteriori, forse superflui, adempimenti.

Contemporaneamente rivolgiamo analogo invito alla pubblica amministrazione di Trani, assessore in primis (che sappiamo già impegnata in tal senso in un certosino e fruttifero lavoro, anche se oscuro), affinché definisca e dia risposte formali alle perplessità avanzate dai tecnici. Siamo certi che la querelle sorta non produrrà grandi stravolgimenti al Regolamento e che il dirigente dell’Ufficio competente troverà una soluzione adeguata nel solco della semplificazione su cui è improntato. Ove proprio servirà inserire la previsione di una ulteriore procedura relativa al permesso a costruire, si chiede a codesta amministrazione di inserirla quale procedura semplificata, agevolata ed “in deroga” nel percorso segnato dal Regolamento a carico del Suap, cosi come è stato previsto, ad esempio, per alcune delle autorizzazioni previste a cura della Sovrintendenza.

A noi ed ai commercianti di Trani, al di là di cavilli ed interpretazioni burocratiche, serve unicamente sapere se, in caso di interventi della Procura come sequestri e procedure similari, ancora un volta, nonostante un ottimo Regolamento approvato, i commercianti del centro storico di Trani saranno ancora una volta appellati con la solita superficialità “i soliti abusivi”.

Il presidente Confcommercio Trani – G. Acquaviva

Il direttore Confesercenti provinciale Bat – R.M.Landriscina

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