Se non fosse stato per le prese di posizione delle associazioni di categoria indipendenti e degli ordini professionali, completamente estromessi ed esclusi da un procedimento che avrebbe dovuto fondarsi proprio sulla partecipazione e sul coinvolgimento, si sarebbe continuato a far credere che a Trani ci fosse stato il miracolo. Ma ora ci si accorge che così non è stato.
Il dibattito cittadino sul nuovo Regolamento dei dehors e sulle occupazioni di suolo pubblico nella città di Trani continua a far registrare prese di posizione unicamente finalizzate ad evitare che ai già enormi danni causati da un caos generale perdurato per molti anni e che avrebbe potuto anche in taluni casi avere conseguenze pesantissime per gli esercenti se ne aggiungano altri.
Dopo le recenti esternazioni di chi ha avuto il privilegio e la responsabilità di essere interlocutore esclusivo e privilegiato dell’amministrazione comunale tranese, non si sa ancora per quali individuazioni specifiche o normative e comunque in violazione al principio generale dell’amministrazione partecipata, ritorno sul tema.
Oggi anche coloro che avevano festeggiato ed inneggiato allo “storico” provvedimento affermano che quel Regolamento necessita di chiarimenti e di approfondimenti. Questo “pentimento” dal punto di vista umano è apprezzabile ma dal punto di vista polisindacale è drammatico. Siamo soddisfatti di questa presa di coscienza quindi ci uniamo al grido di allarme lanciato dagli ordini professionali e dalle primarie associazioni di categoria indipendenti, come UnioneCommercio, perché non si tratta di un atto burocratico ma della progettazione dello sviluppo e del futuro di Trani e questo è stato sottovalutato pensando che la storia potesse essere scritta su un libretto di poche pagine che si fosse occupato solo di aspetti meramente burocratici ed amministrativi.
La Soprintendenza la pensa diversamente e chiede ben altro. La mattina del 21 febbraio ho personalmente interloquito nuovamente con la Soprintendenza di Foggia e Bat e invierò io stesso la documentazione approvata a Trani chiedendo esplicitamente quello che ancora non abbiamo visto e che forse nessuno in consiglio comunale a Trani, nel corso dell’approvazione del delicato provvedimento, ha avuto il buon senso di chiedere: «Dov’è il parere della Soprintendenza su quel Regolamento approvato già molti mesi fa in consiglio comunale?»
Quel parere lo chiederemo noi, così come chiederemo noi alla Soprintendente dott.ssa Bonomi, al suo rientro in servizio, di partecipare all’incontro pubblico che si terrà proprio nel comune di Trani, anche alla presenza dei tecnici del comune che avrebbero dovuto dare i loro pareri per le competenze e le procedure oggi contestate da architetti, ingegneri e geometri. In quella occasione gli esperti signori “Io so tutto” del polisindacato tranese avranno finalmente la possibilità di conoscere a fondo le idee e le richieste della Soprintendenza visto che durante l‘incontro a Canosa è stato affermato pubblicamente di non averla mai conosciuta di persona prima di allora. Quindi con chi si è consumato questo percorso che ha portato all’approvazione del discusso Regolamento? Assessora D’Agostino, ora non può più celare il suo pensiero e abdicare ad altri le risposte che devono invece giungere dall’amministrazione comunale; vuole farlo o intende restare dalla parte opposta a quella delle associazioni di categoria sganciate dal sistema, degli ordini professionali e dell’intera città di Trani?
Siamo soddisfatti che ora gli “storici” tranesi ammettano che quel Regolamento è perfettibile. Quegli stessi “esperti” di architettura, archeologia, geologia, cultura, turismo e storia della genesi urbana però già se ne lavano le mani riconoscendo platealmente reali e fondamentali le questioni sollevate nell’incontro presso il comune di Trani dai tantissimi architetti ed ingegneri presenti. Quei tecnici, con reale competenza e cognizione professionale, hanno opportunamente stigmatizzato l’esser stati ignorati ma hanno altresì posto questioni fondamentali come la necessità di chiedere, per la installazione di dehors chiusi, un "permesso a costruire", con relativo rilascio di concessione edilizia da parte degli uffici tecnici, cosa non trascurabile che tutti i comuni hanno approfonditamente valutato ma di cui a Trani, nel Regolamento, non c‘è traccia alcuna. Eppure, trattasi di una delle questioni più spinose con conseguenze, anche dal punto di vista penale, pesantissime in caso di violazioni, anche se trattasi di strutture rimovibili.
È curioso che solo ora gli “autorevoli” che hanno interloquito con l’assessore e sigillato la paternità di quel Regolamento ammettano pubblicamente che se proprio servirà inserire la previsione di un’ulteriore procedura relativa al permesso a costruire, dovrà essere semplificata. Infantile, inoltre, il tentativo di ironizzare sul ruolo di architetti, ingegneri e geometri, quasi ad intendere che avrebbero dovuto essere compiacenti per il sol fatto che, dicono, trattasi di loro clienti e dovrebbero agevolarne gli adempimenti burocratici anziché limitarsi ad evidenziarne problematiche e limiti (quasi a rimproverarli per sputare nel piatto in cui mangiano!).
Questo modo di fare e di pensare è inaccettabile. Intanto, tale limite di non aver considerato la delicata questione urbanistica sollevata dagli ordini viene palesemente riconosciuta dagli “indelicati”, al punto che invitano essi stessi la pubblica amministrazione di Trani e l’assessore in primis, affinché definisca e dia risposte formali alle perplessità avanzate dai tecnici. Stanno già abbandonando la navicella? E la storia di Trani chi continuerà a scriverla?
Presidente UniBat - Savino Montaruli
