Qual è lo stato dell’arte della Asp Vittorio Emanuele II? Lo chiedono i consiglieri comunali del Movimento 5 stelle, Antonella Papagni e Luisa Di Lernia, in una interrogazione scritta indirizzata al presidente del consiglio comunale Fabrizio Ferrante, al sindaco Amedeo Bottaro, all’assessore ai lavori pubblici Giovanni Tondolo, al dirigente al ramo, all’assessore ai rapporti con la Asp Vittorio Emanuele II.
«Premesso che il 16/2/2018 l’arch. Salvatore Zingarelli, in qualità di commissario straordinario della Azienda servizi alla persona Vittorio Emanuele II ha portato a conoscenza dei consiglieri il lavoro svolto sullo stato dell’arte e sulle proposte di riattivazione della struttura “casa di riposo” in oggetto; che vi è stato sempre da parte dell’arch. Zingarelli più di un sollecito all’amministrazione comunale per ottenere chiarimenti e risposte certe sulla linea politica che si intende perseguire; che da articoli di giornale ci pare di aver capito che l’assessore Felice Di Lernia abbia intenzione di far diventare la struttura un centro diurno multifunzionale, pertanto privando la città di Trani di un propria struttura adibita a pensionato; che vi sono famiglie, si presume disagiate, che occupano abusivamente parte della struttura»
Chiediamo – scrivono ancora le consigliere - «se questa amministrazione abbia intenzione di far diventare la struttura in oggetto un centro diurno multifunzionale, a discapito delle fasce più deboli della popolazione, oppure se intenda concedere all’Asp Vittorio Emanuele II di Trani, con atto pubblico, la concessione perpetua o pluriennale della struttura conventuale finalizzata alla riqualificazione e riattivazione della struttura, previa presentazione di un progetto finanziabile di adeguamento e destinazione dell'immobile; lo stato dell’arte dell’edilizia sovvenzionata e prospettive di sviluppo di quest’ultima (di nuova costruzione, o acquistate e recuperate a carico degli enti territoriali) alla luce delle recenti giuste ordinanze di sgombero di famiglie da immobili comunali occupati abusivamente, ma anche alla luce della crescente esigenza di alloggi da assegnare alle famiglie più bisognose».


