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Estorsioni a Trani, il Pm di Bari chiede pene fino a dieci anni. Per Corda, oggi collaboratore, poco meno di cinque. Tutti i nomi

Da 2 anni e 8 mesi a 10 anni di reclusione. Queste le richieste di pena che il sostituto procuratore della Repubblica presso la Direzione distrettuale antimafia di Bari, Giuseppe Maralfa, ha proposto al Giudice per l'udienza preliminare di quella Procura, Rosa Anna Depalo, nell'ambito del rito abbreviato a carico degli imputati dei reati di estorsione a Trani. Si tratta di otto soggetti arrestati, fra febbraio e marzo 2017, nell'ambito di due distinte operazioni che furono, poi, unificate in un unico procedimento.

Il pubblico ministero, nel corso di una requisitoria di oltre due ore, ha per prima cosa ricostruito lo scenario storico di Trani seguito all'epoca di Salvatore Annacondia, di cui questo sodalizio è ritenuto erede per il modus operandi. Di conseguenza ha chiesto al Gup, per i loro «modus operandi», il riconoscimento dell'aggravante del metodo mafioso. Per rafforzare la sua richiesta, Maralfa ha puntato a dimostrare come i proventi delle estorsioni servissero non solo agli imputati, ma anche al sostegno economico di loro sodali detenuti . Infine, passando ad analizzarne le rispettive posizioni, il sostituto ha calibrato le richieste per ciascuno degli imputati.

La pena più dura è stata chiesta a carico di Pasquale Pignataro: 10 anni e 10mila euro di multa. A seguire: l'albanese Ilir Gishti, 8 anni e 8mila euro; Nicola Pecorella, 6 anni, 3 mesi e 4000 euro; Pasquale Percorella, 6 anni, 3 mesi e 4000 euro; Michele Di Feo, 4 anni, 2 mesi e 4000 euro; Giuseppe Corda, 4 anni e 4000 euro; Nicola Petrilli, 2 anni, 8 mesi e 1400 euro.

Per Vito Corda, riconosciuto come figura apicale del sodalizio dedito alle estorsioni, avendogli riconosciuto l'attenuante di collaboratore di giustizia, la richiesta è di 4 anni, 8 mesi e 4000 euro.

Il prossimo 9 marzo le difese controdedurranno sulle posizioni di Petrilli e Pecorella, mentre il 23 e il 30 marzo sarà il turno dei legali degli altri imputati. Nel corso del procedimento due ex imputati, partiti per essere giudicati con il rito abbreviato, Michele Regano e Armando Presta, hanno visto le loro posizioni stralciate e sono passati ad essere giudicati con il rito ordinario davanti al Tribunale collegiale di Trani, dove era già in corso di giudizio a carico dell'ultimo degli imputati, Domenico Pignataro.

Sono ben 17 le parti offese, fra imprenditori e cittadini a vario titolo oggetto delle estorsioni. A Bari il Comune di Trani non è parte civile, in quanto la richiesta era stata respinta dal Gup, mentre a Trani lo è ed è rappresentato dal responsabile del suo Ufficio legale, Michele Capurso.

Agli imputati viene addebitato il reato di estorsione in concorso, con l'aggravante del metodo mafioso ed altri capi di accusa. Le estorsioni oggetto dell'inchiesta, una consumata e le altre tentate, riguardarono attività della ristorazione, imprenditoriali, del settore immobiliare e lapideo.

Secondo quanto ipotizzato dalla pubblica accusa, l’azione criminale sarebbe stata estesa all’intero territorio cittadino e caratterizzata da un pesante clima di terrore ingenerato dalla personalità e dalla caratura dei malfattori, dalle minacce espresse di danneggiamenti alle cose, nonché di lesioni personali alle vittime. I malviventi avrebbero preteso il pagamento di somme di denaro fino a 40.000 euro , minacciando di compiere incendi e danneggiamenti alle rispettive attività, qualora non avessero aderito.

Il ruolo di indiscusso capo della banda, come detto, viene attribuito a Vito Corda, 40 anni, pluripregiudicato. Corda è adesso collaboratore di giustizia, domiciliato presso il Servizio centrale di protezione e detenuto presso il carcere di Ariano Irpino. Quanto agli altri imputati, la pubblica accusa è certa del ruolo attivo che avrebbero avuto nel clan: alcuni intermediari; altri gregari; altri ancora semplici fiancheggiatori.


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