«Aiutare una persona in difficoltà, che ha bisogno, è nel mio essere. Io ho un figlio che adoro, e in ogni ragazzo vedo mio figlio. Vi posso dire che tutti quegli undici ragazzi, e quella ragazza, mi hanno dato tanto, ma niente di materiale: solo tanta gioia e di pace interiore».
Così Costantino Baratta, 61 anni, muratore tranese residente da trentuno a Lampedusa, dove salvò dalla morte dodici persone durante il naufragio del 3 ottobre 2013. Per questo motivo, come da noi già riferito, è stato eletto fra i quattro «Giusti 2018», insieme con altri tre cittadini del mondo, fra uomini e donne, che come lui si sono distinti nel campo dell'accoglienza.
Designato ufficialmente lo scorso 6 marzo, Baratta è stato formalmente insignito del riconoscimento ieri, nel Giardino dei giusti di Milano, il più importante d'Europa dopo quello di Gerusalemme, dal sindaco della città, Beppe Sala, nel corso della manifestazione in cui, insieme, il primo cittadino meneghino ed il muratore tranese trapiantato a Lampedusa hanno scoperto la piccola targa che recita così: «Costantino Baratta pescatore diportista di Lampedusa, nel 2013 ha tratto in salvo dodici giovani migranti eritrei, superstiti di un tragico naufragio con centinaia di morti, accogliendoli anche nella propria casa».
I Giusti nacquero per iniziativa di Gabriele Nissim, fondatore di «Gardens of the righteous worldwide», più comunemente conosciuto come «Giardini dei giusti». Il 10 maggio 2012 i paesi dell'Unione europea hanno deciso di dedicare una giornata per ricordarli e, dal 2017, il 6 marzo anche in Italia è la «Giornata dei giusti».
Baratta, durante il suo intervento nel giardino milanese, ha ricordato soprattutto il salvataggio di Lwan, l'unica donna che quella mattina riuscì a strappare dalla morsa del mare: «Io e Onder (l'amico che era con lui sulla barca, ndr) pensavamo fosse morta, ma lei ha avuto la forza di dire, con un filo di voce, "Help me, help me", e la tirammo su. Il mio più grande rammarico è non essere usciti prima quel giorno, all'alba, alle 6 anziché alle 7, come facevamo ogni giorno: ne avremmo salvati il doppio».
Per il suo gesto, Baratta meritò il titolo di «Uomo dell'anno 2013» da parte dell'Espresso. Da lì a poco il sindaco, Luigi Riserbato, lo insignì della civica benemerenza. Oggi, che è anche fra i «Giusti del mondo», minimizza la sua figura e invoca fratellanza: «Il mondo avrebbe bisogno di molte più persone giuste, disposte a tendere la mano. Non costa nulla aiutare chi ha bisogno e voglio solo dire - ha concluso -, prima di tutto ai giovani, che quando incontrino queste persone per strada, non le guardino con occhi indifferenti, ma regalino loro almeno un sorriso».





