L'Asl rinuncia all'appello, e, così, passa in giudicato la sentenza del Tribunale di Trani, risalente peraltro ad oltre un anno fa (gennaio 2017), che ha disposto un risarcimento di due milioni di euro in favore di una famiglia tranese per la morte di un giovane, di 34 anni, causata dalle complicanze di una vaccinazione obbligatoria praticatagli nel 1972.
Quell'anno il bambino, di pochi mesi di età, fu sottoposto a vaccinazione obbligatoria antivaiolo, che gli provocò una gravissima forma di encefalite, causandogli un danno cerebrale irreparabile e costringendolo a vivere in uno stato di totale invalidità. Numerosi, ma vani, i sacrifici dei genitori per prestargli assistenza quotidiana.
Dopo il decesso, è così partita l'azione giudiziaria finalizzata al risarcimento del danno. I legali della famiglia, Ferdinando Fanelli e Domenico Porcelluzzi, hanno perorato sostenendo che, all’epoca, la vaccinazione fu effettuata in modo sommario, con negligenza e senza le necessarie cautele che, se adottate, avrebbero potuto evitare il danno.
Il Tribunale di Trani ha sposato tale linea e condannato la Asl Ba (quale gestione liquidatoria della ex Usl Ba/4) a risarcire con due milioni di euro la famiglia.
La mancata impugnazione della sentenza sembra dirla lunga su quanto l'Asl abbia, implicitamente, ammesso le proprie responsabilità a causa di chi, superficialmente, somministrò quel vaccino senza le dovute verifiche preliminari sullo stato di salute del piccolo, omettendo anche di informare la famiglie sulle eventuali controindicazioni del farmaco.
