«Il mio autismo non sparirà ma saprò di essere riconosciuto per ciò che sono». È questo il messaggio lanciato ieri dalla dottoressa Cinzia Losappio, esperta in materia di autismo e insegnante, nel corso dell’incontro che si è tenuto presso la scuola D’Annunzio di Trani in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo.
Il bambino autistico è «inconsueto». I bambini con questo disturbo comportamentale hanno bisogno di maggiori cure, attenzioni, faticano con il tempo, l’organizzazione, la gestione degli spazi, e per questo sono speciali.
«In loro non c’è cattiveria, sono dei puri, per questo motivo purtroppo spesso vengono più facilmente presi di mira dai bulli. In questo caso, fondamentale è l’apporto della scuola e ovviamente dei genitori, che devono sostenerli».
Un genitore o un adulto, che sia un familiare o che sia un insegnante, non deve provare pietà o compassione, ma aiutare questi bambini a farsi comprendere e capire quello che avviene attorno a loro. «Poiché il bambino autistico – ha spiegato Losappio – ha difficoltà a farsi comprendere, noi non dobbiamo spaventarci ma usare immagini o indicazioni scritte su ciò che deve fare o su come si sente».
È intervenuto il dirigente scolastico del terzo circolo, Michele Maggialetti: «Se c’è una “Giornata” dedicata alla consapevolezza sull’autismo, vuol dire che dobbiamo ancora prenderne coscienza».
Nei primi anni di vita del bambino autistico le famiglie lavorano molto, successivamente hanno bisogno anche di altro aiuto. Di questo hanno parlato due padri di ragazzi autistici. Così Fabrizio Ferrante, che diverse volte è intervenuto sull’argomento in altri convegni: «L’autismo non è una malattia ma una situazione comportamentale, cioè questi bambini hanno un comportamento diverso dagli altri, e qui sta la difficoltà nel gestirli, nelle situazioni in cui loro vanno in insofferenza. Io non considero l’autismo come un problema ma come una ricchezza. A scuola servirebbero degli insegnanti di sostegno con specifiche competenze in questa materia. Mio figlio a scuola non ha mai avuto problemi, forse perché frequenta la primaria e a quell’età i bambini sono più spontanei. Dal punto di vista familiare, io porto sempre la mia testimonianza perché noto che invece alcuni genitori nascondono di avere un figlio autistico, non ne vogliono parlare, quasi come fosse una vergogna».
Ovviamente ciò che più preoccupa il genitore è il futuro del proprio figlio. «Bisogna fare di tutto affinché il bambino, una volta diventato grande, dipenda il meno possibile dagli altri. Da qualche anno lo Stato ha messo a disposizione delle Regioni dei fondi e la Regione italiana che maggiormente li ha usati è stata la Lombardia».
Questa invece la testimonianza di un altro papà: «Quello che lamento è la carenza infrastrutturale, nella nostra Regione e nel nostro territorio in particolare. Se sei fortunato, puoi affidarti a delle strutture private, ma devi avere comunque le risorse economiche per farlo. Questa è una lacuna del nostro territorio. Io spero che si continui a divulgare e diffondere sempre di più questa consapevolezza, e credo che in questo incontro stiamo anche seminando per combattere il bullismo. Andando a casa, i genitori qui presenti spiegheranno ai propri figli cos’è l’autismo in modo che i bambini e i ragazzi comprendano il comportamento dei bambini autistici e li rispettino».
A questo proposito, ci era giunta in redazione una lettera di una mamma che lamentava la propria solitudine a fronte di tutte le difficoltà da affrontare.
Il convegno di ieri ha concluso una giornata ricca di attività per i bambini di tutti i plessi del terzo circolo, con dei momenti di riflessione sull’autismo, e per gli adulti, con l’acquisto di manufatti realizzati da tutta la comunità scolastica, il cui ricavato sarà devoluto alla campagna #Sfidautismo18 per sostenere i progetti di ricerca della Fondazione italiana per l’autismo.
Federica G. Porcelli















