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Tagli pronti soccorso e primo intervento: nella Bat Trani non ne sarebbe interessata. Ma la Cgil, oggi, manifesta qui

La mobilitazione parte ufficialmente questa mattina, lunedì 16 aprile, alle 10, con un sit-in della Cgil davanti all'ospedale di Trani. La scelta è quanto meno simbolica poiché, formalmente, il San Nicola Pellegrino non rientrerebbe fra le strutture oggetto di ridimensionamento con riferimento all'emergenza-urgenza su cui tanto si sta polemizzando in questi ultimi giorni.

Infatti, l'elenco dei Punti di primo intervento che dovrebbero essere disattivati entro il prossimo 30 aprile, per quanto riguarda la Provincia di Barletta-Andria-Trani, comprende le città di Minervino Murge, Canosa di Puglia e Spinazzola. Trani, però, è a sua volta l'espressione di un ospedale ridimensionato quasi ai minimi termini, ed oggi trasformato, formalmente, in un Presidio territoriale di assistenza nel quale esiste un Pronto soccorso che, in realtà, funge da punto di primo intervento poiché non più collegato al reparto di Rianimazione, ormai definitivamente trasferito a Bisceglie, ed altri reparti di emergenza-urgenza che una volta, il nosocomio tranese aveva.

Resta il fatto che lo scenario complessivo non appare rassicurante, ed è su questo che la Cgil punta decisamente il dito: «La chiusura di 39 Punti di primo Intervento, e loro riconversione in Punti di primo intervento territoriale e di assistenza, a gestione del Servizio 118, oltre la riconversione di quello di Trani con postazione mobile 118 medicalizzata - è l'appello di Luigi Marzano, della Cgil sanità Bat -, va assolutamente sospesa, se non prima di avere potenziato e contestualmente garantito un’adeguata rete del sistema di primo intervento d’emergenza ed urgenza che soddisfi i bisogni di salute, sicurezza e assistenza della cittadinanza, non privando da subito questo importante presidio di sicurezza sanitaria. Questo, soprattutto, con l'approssimarsi della stagione estiva durante al quale, a causa dell'incremento verso il nostro territorio di notevoli flussi turistici, le comunità locali aumentano vertiginosamente la loro popolazione».

Pino Romano, consigliere regionale e presidente della relativa Commissione sanità, contesta «la visione della sanità di una Regione che, di fronte alla carenza di medici, declassa i Ppi» e propone soluzioni alternative: «Creare il Dipartimento regionale del 118 e lavorare sulle economie di scala; accelerare sulla definizione e approvazione della Rete delle patologie tempo dipendenti; attivare un modello organizzativo che metta in sinergia rete di 118, pronto soccorso e dipartimenti di emergenza-urgenza».

Anche per il presidente della Commissione regionale bilancio, Fabiano Amati, la questione dei punti di primo intervento è di pronta soluzione per le strutture esistenti con più di 6.000 accessi annui. Bisogna solo riflettere un po’ per quelle con meno di 6.000 accessi, e particolarmente distanti da presidi ospedalieri o territoriali. Si tratta infatti di istituire - spiega -, come previsto per legge, le Unità complesse di cure primarie, aperte ovviamente al primo intervento con personale 118, per molte delle quali si tratterebbe solo di soluzione formale (cambiare il nome) perché gli Uccp sono già, di fatto, in funzione».

Il presidente della giunta regionale, Michele Emiliano, ha convocato per venerdì prossimo, 20 aprile, con i tecnici dell’assessorato e i direttori generali delle Asl, un vertice «nel quale ci auguriamo – dice a sua volta il consigliere regionale Mauro Vizzino – si giunga ad una soluzione diversa, da tradurre in una nuova delibera di giunta, in grado di contemperare le diverse esigenze tra quanto chiede il ministero e quanto serve realmente ai cittadini pugliesi garantendo il diritto alla salute».


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