Il capogruppo consiliare di Forza Italia, Pasquale De Toma, ha richiesto che si tenga un consiglio comunale monotematico sull’ospedale San Nicola Pellegrino di Trani. La mozione è stata sottoscritta da altri 16 consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza.
Come si legge nella nota a firma di De Toma, il 10 agosto 2016 «fu siglato un protocollo d’intesa fra la Regione Puglia, il Comune di Trani, la Asl Bt per ridefinire la rete ospedaliera pugliese. […] Il progetto complessivo si componeva di alcune parti fondamentali e cioè: trasformazione dell’ex ospedale di Trani in Pta e specificazione delle principali iniziative pilota e di eccellenza che rappresentano il valore aggiunto del progetto in termini di innovatività; realizzazione, presso l’ex ospedale pediatrico, di una cittadella sociosanitaria a forte integrazione sociale; integrazione delle infrastrutture a disposizione della Asl sul territorio cittadino in forza di una sinergia con l’amministrazione comunale, con particolare riferimento all’ex ospedale degli agostiniani e all’ex casa di riposo Vittorio Emanuele (Cappuccini)».
Dopo quasi due anni le indicazioni del protocollo non hanno visto la loro applicazione. De Toma chiede, quindi, al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, di: sospendere l’iter amministrativo che porterebbe alla trasformazione del pronto soccorso; non modificare l’attuale assetto delle strutture d’emergenza urgenza, lasciando intatto l’attuale pronto soccorso; creare un tavolo tecnico “qualificato” che, prendendo in considerazione le esigenze territoriali ed i bisogni di salute di una città come Trani, fornisca soluzioni tecniche valide, condivise, ed in linea con la normativa vigente.
Questo, «constatato che non è pensabile che un capoluogo di provincia che conta oltre 56mila abitanti, che d’estate diventano il doppio, possa accontentarsi di un punto di primo intervento o, ancor peggio, in postazione medicalizzata fissa del 118 + automedica + India, evenienza questa che susciterebbe la comprensibile e legittima collera delle parti sociali e della popolazione, non potendo più garantire il sacrosanto diritto alla salute che invece deve essere costituzionalmente garantito, oltre l’intasamento dei pronto soccorso rimasti in vita nel territorio».

