«Ormai spendiamo un decimo di quanto si spendeva prima». Il presidente del consiglio Comunale, Fabrizio Ferrante, stima in questa misura il risparmio sui gettoni di presenza per sedute dell'assemblea elettiva e commissioni consiliari. I numeri, peraltro, sembrano confortare sufficientemente, anche se non del tutto, la sua proiezione.
Infatti il dirigente della Prima area, Leonardo Cuocci Martorano, ha impegnato complessivamente 55.000 euro per il pagamento dei gettoni di presenza relativi alle sedute di consiglio comunale e commissioni consiliari permanenti tenutesi da aprile a dicembre 2017. Considerando che si tratta di 9 mesi su 12, un banalissimo calcolo proporzionale consente di stimare in 73.000 euro il costo complessivo dei gettoni di presenza in un anno.
Ebbene, basta tornare indietro di qualche anno, per esempio ad aprile 2014, per ritrovare liquidazioni di tenore decisamente superiore. Infatti, proprio quattro anni fa, si liquidavano 21.600 euro relativi al mese di marzo. Peraltro, a gennaio se ne erano liquidati addirittura 27.500 e, in ogni caso, i costi mensili della politica oscillavano intorno ai 25.000 euro.
Ciò significa che, solo fino a qualche anno fa, si liquidavano complessivamente 300.000 euro in un anno, mentre adesso la spesa si contiene costantemente, e largamente, sotto la soglia simbolica dei 100mila euro: i 73.000 euro stimati nel 2017 non saranno il 10 per cento evocato da Ferrante, ma oscillano fra un 20 e 25 per cento in ogni caso confortanti.
Siamo in presenza, dunque, di una tendenza al ribasso cui ha contribuito soltanto in parte il tetto di una seduta per settimana delle commissioni consiliari, inizialmente disposto dal commissario straordinario, Maria Rita Iaculli, e poi revocato dal consiglio. Ma gli eletti si sono mantenuto prudenzialmente entro un limite di massimo contenimento di riunioni e conseguenti spese.
Al limite, oggi, il problema è nel ritardo del pagamento dei gettoni in favore dei consiglieri: guadagnano meno, e persino tardi, ma davvero pochi se ne sono lamentati. Peraltro, in uno scenario così diverso rispetto al recente passato, diventa quasi pleonastico andare a spulciare gli elenchi dettagliati, consigliere per consigliere, peraltro non ancora pubblicati, per comprendere chi percepisca più e chi meno.
Per la verità, nessuno raggiunge più il limite massimo, previsto per legge, di 1127 euro mensili, pari ad un quarto dell'indennità mensile attribuita al sindaco: una volta, per raggiungerlo, bisognava partecipare ad almeno quindici sedute fra consigli e commissioni, circostanza che, oggi, si è resa davvero quasi matematicamente impossibile.

