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Cava fumante, raddoppiate le trincee esplorative: il focolaio è uno solo, ma fuma ancora. Il consulente della Procura di Trani pronto a definire l'intervento risolutivo

Le realizzazioni di trincee esplorative presso la cava fumante di contrada Monachelle sono terminate. Ne sono state realizzate più delle due previste e, grazie a questo tipo di intervento, realizzato da un'impresa individuata dal Comune di Trani, sotto la stretta sorveglianza dei vigili del fuoco, si è consentito di giungere a conclusioni più chiare.

Infatti, il focolaio degli oli minerali, ma anche plastica, stoccati all'interno di quel sito, che fuma ininterrottamente dallo scorso mese di settembre, è uno solo e si trova a cinque metri di profondità rispetto al piano campagna.

Questa, dunque, è la buona notizia. Quella cattiva è che quel focolaio fuma ancora: anche ieri sera se ne avvertivano gli effetti della combustione persino a Pozzo piano, come sempre a causa di vento ed umidità.

Adesso si resta nell'attesa della relazione dettagliata del consulente della Procura della Repubblica, Francesco Fracassi, il quale, sulla base degli interventi ed accertamenti svolti, indicherà esattamente all'ufficio ed al titolare del fascicolo, Alessandro Donato Pesce, il tipo di intervento di messa in sicurezza e bonifica che bisognerà effettuare, per porre fine alle emissioni di fumi da quella cava dismessa.

È quanto si apprende dopo che il Comune di Trani aveva già informato l'opinione pubblica dell'avvenuto inizio dei lavori, propedeutici alla messa in sicurezza del sito. Ebbene, come dicevamo, durante quelli era emersa anche la presenza di plastica, forse persino prevalente rispetto alle sostanze oleose di cui finora si era parlato.

Di certo, le une e le altre sono contenute in una porzione ben circoscritta del sito, e finalmente isolata, così da avere una più precisa fotografia dell'incidenza, evidentemente minima, del fenomeno rispetto all'ampiezza della cava.

Le trincee, come prescritto dal consulente della magistratura, servono per meglio definire le cause delle esalazioni moleste provenienti dal sottosuolo della cava, nonché gli interventi necessari alla soluzione degli inconvenienti ambientali esistenti.

L'intervento è nato da un sopralluogo effettuato il 7 marzo, quando fu eseguito il campionamento dell'area nei seguenti punti: punto di bianco a monte, rispetto alla direzione del vento, dei punti ove erano state riscontrate fumarole (a poco più di 100 metri); in prossimità di una crepa della quale, sebbene non visibile a occhio nudo, vi era ancora una residua emissione di gas caldi, e dove il consulente di parte aveva eseguito delle rilevazioni; all'interno della cava; a circa 50 metri a valle, rispetto alla direzione del vento, dei punti di emissione; a circa 100 metri a calle, rispetto la direzione del vento, dei punti di emissione.

I risultati delle analisi evidenziarono che «l'emissione di sostanze organiche dalla crepa - scriveva il consulente della Procura -, sebbene valutata in maniera differente dal consulente di parte, è notevolmente diminuita, ma soprattutto che la concentrazione di sostanze organiche, benzene in modo particolare, allontanandosi dal punto di emissione in direzione del vento, è di poco superiore a quella del bianco. Ciò consente di asserire - concludeva il professor Fracassi -, che al momento non sono necessari interventi urgenti finalizzati alla interruzione delle immissioni fumoso in atmosfera».

«All'esito della relazione del consulente della Procura - fa sapere l'assessore all'ambiente, Michele di Gregorio -, si procederà, speditamente, alle ulteriori e necessarie azioni di bonifica ambientale, al netto delle azioni da avviarsi a cura delle proprietarie dell'area, cui la Provincia ha notificato una formale diffida di messa in sicurezza dell'area. L’Amministrazione, vista l'inerzia delle stesse, ha inteso agire con prontezza, nel rispetto delle indicazioni della Procura della Repubblica, che sta conducendo le indagini per fare chiarezza sulla vicenda».


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