Non può permettersi di pagare l’affitto, perché è disoccupato. È la storia di un uomo che, insieme alla sua famiglia (moglie e tre figli, di cui il più piccolo di un anno e mezzo), sta tenendo una protesta presso Palazzo di città perché ha ricevuto uno sfratto per morosità (secondo la legge, si ha quando non si paga un affitto per due anni) e dovrà lasciare la casa in cui ha abitato sinora.
«Non voglio occupare abusivamente un immobile comunale» ci ha detto l’uomo, che sta parlando da giorni con l’assessore ai servizi sociali, Debora Ciliento, e con gli uffici dei servizi sociali, per trovare una soluzione condivisa.
Il problema è che l’Ente comunale può fare poco. «Spero che i proprietari di immobili abbassino i prezzi degli affitti – ha detto Ciliento – perché sono tantissime le famiglie che hanno ricevuto sfratti e ne stanno ricevendo ancora, che potrebbero pagare, ma con un canone minimo. Noi possiamo pagare, come stiamo facendo da quando mi sono insediata, le mensilità, o anticiparle».
I proprietari di case anche molto piccole o sottani, infatti, a volte arrivano a chiedere alle famiglie di pagare anche 500 euro al mese, e questo non è tollerabile nella situazione in cui si trovano tanti padri di famiglia, disoccupati, usciti dal mondo del lavoro, o che lavorano a nero o part time, o donne con figli piccoli da accudire.
«Il servizio sociale vuole sostenere i pagamenti – ha detto l’assessore – ma pagamenti congrui. È una questione di equità sociale».
Sono tantissime, però, a Trani, le famiglie che si rivolgono ai servizi sociali. Sta di fatto che qui non è stata mai avviata, come invece in città limitrofe, una seria politica abitativa. «L’Arca è disposta a costruire case popolari in terreni o immobili di proprietà comunale, e non ne abbiamo in zone centrali. Chiedo ai proprietari di immobili di mettersi in contatto con i servizi sociali - ha detto Ciliento -. Stiamo dialogando con l’Arca, ma le soluzioni arriveranno, purtroppo, a lungo termine».


