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Carcere femminile di Trani, l’associazione Antigone: «Cresce il sovraffollamento»

Nei giorni scorsi osservatori dell'associazione Antigone sono stati in visita nel carcere di Bari e in quello femminile di Trani per monitorare le condizioni di detenzione. 

Ciò che emerso nell'istituto barese è un’impennata del numero di detenute della quale gli stessi operatori non si danno una spiegazione. Per una capienza di 299 posti letto, i detenuti presenti erano 353 alla fine dello scorso gennaio, mentre sono arrivati a 442 al momento della nostra visita. Di recente si è dovuto aggiungere il terzo letto a castello in tutte le sezioni di media sicurezza e molti dei detenuti sono costretti in uno spazio compreso tra i 3 e i 4 mq, al limite di quanto previsto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, prima che si configuri la violazione dell'art. 3 della Convenzione europea, riguardante il trattamento inumano e degradante. Al momento della visita gli stranieri erano 76, provenienti principalmente dal’Albania, la Georgia e la Somalia, e i detenuti con una sentenza definitiva 136. 108 i detenuti nella sezione di alta sicurezza. 

In molte sezioni si cerca di rispettare le indicazioni sulla sorveglianza dinamica e la possibilità di stare fuori dalla propria cella per almeno 8 ore al giorno, anche grazie allo sforzo degli operatori nel tentare di organizzare una vita interna conforme agli standard legali.

La caratteristica più rilevante dell’istituto è la presenza di un grande centro clinico, che serve l’intera Puglia, la Sicilia, la Campania e la Calabria. Il centro clinico ha 19 posti di degenza, ma molti detenuti che alloggiano nei reparti sono seguiti. Il Policlinico di Bari ha inoltre un reparto penitenziario con 7 posti. Circa 120/130 detenuti soffrono di patologie psichiche. Sono continue le uscite per ricoveri o visite esterne, cosa che comporta un utilizzo maggiore di personale. Di recente hanno diminuito la pianta organica, e ciò ha creato problemi. Sulla carta si legge la presenza di 10 educatori, ma circa la metà non esercita per motivi vari. I medici del centro clinico portano avanti uno straordinario lavoro di assistenza, pur nella solitudine nella quale la Regione li lascia.

Per ciò che riguarda la casa di reclusione femminile di Trani invece le detenute presenti sono 34 per una capienza di 28 posti. Nove di loro sono straniere. La struttura necessita di ristrutturazione in diversi locali dove sono presenti muffe e umido. Le celle sono vecchie e anguste e le detenute per ognuna sono tre. Il bagno è in alcuni casi stato ricavato grazie a un divisorio. Le docce sono in ambiente separato e sono presenti macchie di umidità con alcuni calcinacci cadenti. 

Il cortile esterno è senza copertura e privo di qualsivoglia confort (nemmeno delle sedute). Non c'è una palestra, così come non esistono spazi adeguati per far incontrare le detenute con i loro figli. È presente invece un refettorio comune che funziona anche da sala polivalente. Sono presenti anche due spazi non in uso nella struttura: il laboratorio adibito a calzificio e l'ultimo piano dell'istituto. Per quanto riguarda l'ex calzificio, questo è inutilizzato perché la strumentazione al suo interno è rotta o non più utilizzabile. Da segnalare anche la mancanza di attività trattamentali e il fatto che quasi tutte le detenute lavoranti siano impegnate alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, senza contatti con il mondo dell'imprenditoria esterna.

Il presidente dell’associazione Antigone – Patrizio Gonnella


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