Quando l'architettura diventa una vetrina. A Trani tre colleghi, approfittando dell'occasione irripetibile fornita dal Consiglio nazionale degli architetti, che venerdì e sabato ha promosso la manifestazione «Studi aperti in tutta Italia», hanno aperto i loro studi al pubblico facendo incontrare clienti, familiari, amici e curiosi, innanzi tutto, su un pianerottolo che unisce, piuttosto che dividere.
Francesca Onesti, Enrico Cassanelli e Andrea Rosselli si sono così cimentati, felicemente e con successo, in un autentico happy hour, con tanto di pregevole sottofondo musicale, al primo piano dello stabile di via Ciardi in cui, casualmente, tutti e tre hanno sede, ed i cui studi si affacciano sulla stessa parte comune. E hanno condiviso con la gente tre modi diversi, ma uniti da un ideale filo rosso, di intendere e interpretare il ruolo di architetto. Con loro, anche Donata Di Domizio e Serena Cannone, altre «colonne portanti» di quegli studi.
Peraltro, il pianerottolo di un condominio è luogo in cui a malapena ci si saluta e spesso si fa persino lite. I tre professionisti, invece, hanno deciso di incrociare le esperienze dei loro studi «perché l'architettura ha tante sfaccettature - spiega Onesti - e può essere interpretata in tanti modi. Noi abbiamo tre maniere diverse di interpretarla, ma anche un filo conduttore comune che è quello della regola, del rispetto dell'ambiente, del paesaggio e della storia. Abbiamo voluto fare entrare la gente perché l'architetto viene visto sempre come una figura strana, ed invece noi abbiamo provato a renderla familiare».
Così, sfatato il falso mito del professionista austero e saccente, i tre architetti tranesi hanno dimostrato «che intanto non siamo invidiosi tra noi - fa notare Roselli - perché il solo fatto che in uno stesso pianerottolo ci siano tre studi di architettura, vadano d'accordo e decidano di aprire le porte al pubblico, è un segno che fa capire alla gente che degli architetti ci si deve fidare due con piacere. L'evento, poi, ha fatto emergere pubblicamente il carattere e l'estro di ciascuno di noi, sebbene uniti dallo stesso lavoro, che è anche passione».
Tecnici con il valore aggiunto dell'estro. È anche, e soprattutto per questo motivo che oggi, in un'epoca in cui tutti si improvvisano tuttologi sul web, «improvvisarsi architetti è impossibile - chiarisce Cassanelli -, perché è indispensabile studiare ed esercitarsi sul campo Ci si può improvvisare in tanti settori dello scibile umano, ma l'architettura la vedo un po' difficile. Peraltro, il nostro campo di lavoro è molto trasversale, per cui chi si laurea in architettura poi lo si scopre fare tantissimi mestieri strani, dai direttori di biblioteche ai registi cinematografici, dai comici agli stilisti di moda. Noi, a differenza di altre categorie professionali quali medici, avvocati, notai, farmacisti, per definizione dobbiamo avere qualcosa di particolare che rispecchi lo spirito e l'anima del titolare dello studio».



















