Marcello Cormio entra nell'area presbiteriale, sfoderando energia già nei pochi passi che lo conducono al podio. Con ancora più veemenza attacca Overture di Medea, di Cherubini, con la quale apre la direzione del concerto dell'Orchestra della Città metropolitana di Bari.
Il pianoforte è ancora senza il pianista e, così, il direttore concede alla platea che gremisce la basilica cattedrale di Trani dieci minuti di grande musica, che già pongono in risalto le sue qualità non soltanto artistiche, ma anche carismatiche.
La formazione lo asseconda perfettamente e lui, esaltandosi per il solo fatto di essere tornato a dirigere nella sua città natale, raccoglie subito applausi a scena aperta. E siamo solo all'inizio.
Quando Alfonso Soldano entra a sua volta al centro della scena, e per la prima volta tocca i tasti del pianoforte per il Secondo concerto per pianoforte di Tchaikovsky (op. 44 in Sol maggiore), previsto nella prima parte del programma, i riflettori si spostano progressivamente su di lui.
L'orchestra spesso si ferma e il maestro pure, contemplando le armoniose aritmie di un Soldano prima aggressivo, poi dolce, poi di nuovo irrefrenabile nella sua incalzante interpretazione.
Il suo modo di interpretare il pianoforte appare ben distante dal carattere dell'uomo Alfonso Soldano, ragazzo aperto e gioviale: davanti alla tastiera si trasfigura e diventa un tutt'uno con lo strumento.
Orchestra, direttore e pubblico diventano suoi «complici» e, quando il concerto arriva a metà del suo percorso, la platea già applaude a scena aperta pensando erroneamente che sia terminato: Cormio alza la bacchetta per avvertire il pubblico che si va avanti.
Soldano congiunge le mani per ringraziarlo già dell'attenzione e del consenso, che si manifestano, alla fine effettiva della prima parte del programma, con uno scroscio di applausi. Maestro e pianista si abbracciano e lasciano momentaneamente la scena.
Ma il Soldano guascone torna da solo al pianoforte e presenta subito due bis: una «song» di Rachmaninov ed uno studio di Prokofiev. Ne scaturiscono altri applausi a scena aperta e, addirittura, una standing ovation.
A metà concerto la cattedrale palpita di emozioni e la manifestazione, organizzata dalla fondazione Europaean arts acedemy Aldo Ciccolini e presentato dal suo presidente, Elisabetta Papagni, in collaborazione con la fondazione Seca, potrebbe già terminare qui.
Ma siamo soltanto a metà del percorso, posto significativamente al centro del programma dei festeggiamenti in occasione della memoria liturgica di San Nicola il Pellegrino, patrono di Trani, a cura dell'omonima confraternita, presieduta da Nicola Di Gennaro.
Il resto, dopo che il pianoforte è tornato in custodia e Soldano in sagrestia per rigenerarsi, lo fanno Cormio e l'orchestra in un connubio che, grazie alla musica insuperabile della Settima sinfonia di Beethoven (op. 92 in La maggiore), esalta ogni sezione dell’organico provinciale.
Fra i quarantacinque musicisti della formazione, già da nove anni, suona il contrabbasso un altro valente artista tranese, Antonio Magno.
Dirigendo Beethoven Cormio appare più compassato, sicuramente in conseguenza della ben diversa musica che l’orchestra sta eseguendo, ma in alcuni passaggi scambia occhiate rassicuranti e sorrisi ammiccanti con i fiati, prima di coinvolgere gli archi nel crescendo finale di una serata da incorniciare.










