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Tre anni fa Bottaro proclamato sindaco di Trani: «Siamo in ritardo, ma stiamo crescendo e potrei ricandidarmi»

Esattamente tre anni fa, il 18 giugno 2015, Amedeo Bottaro è proclamato sindaco e presta giuramento dopo avere vinto il ballottaggio con uno dei candidati del centro-destra, Antonio Florio. Oggi, dopo tre anni di mandato, traccia un primo bilancio e si proietta in un futuro che potrebbe ancora essere sotto la sua egida: infatti, il sindaco in carica non esclude di ricandidarsi per le elezioni del 2020.

«Fino a qualche mese fa - risponde alla domanda del cronista - avrei detto un "no" secco. Soprattutto i primi due anni sono stati molto sofferti e, in quel momento, non vedevo l'ora che finisse il mio mandato. Quest'anno è stato un po' più ricco di soddisfazioni, ho notato un cambiamento e questo mi dà molto più coraggio. Oggi, quindi, non dico categoricamente "no", ma molto dipenderà anche da quello che accadrà nei prossimi due anni, se riuscirò a portare avanti questo processo di trasformazione della città che ho in testa e pian piano sto realizzando».

L'ipotesi di un Bottaro bis si fa largo nell'assenza, finora, di autentiche proposte alternative emerse dal centro-sinistra, ma anche dalle sue stesse parole: «La durata del mandato di un sindaco non può essere cinque anni, ma otto. Quello è l'arco di tempo giusto perché un sindaco sia compiutamente giudicato dai cittadini. Ed allora, se avrò la capacità e la fortuna di vedere quello che ho seminato cominciare a crescere, probabilmente valutare una possibile ricandidatura. Ma solo valutarla - chiarisce Bottaro - perché, oggi, non la prendo neanche in considerazione».

Di certo, rispetto al suo slogan di campagna elettorale, Bottaro appare in grave ritardo: «Un anno per curare, uno per programmare, gli altri tre per realizzare». Le cose non sono andate come previsto ed il sindaco, amministrando, ha scoperto che i proclami si sciolgono come neve al sole, quando si assumono responsabilità di governo.

A parziale scusante del primo cittadino, il fatto che l'amministrazione Bottaro abbia dovuto iniziare il suo percorso con un Comune sull'orlo del dissesto finanziario. Il commissario straordinario, Maria Rita Iaculli lo ha gestito come ha potuto durante i pochi mesi di traghettamento, ma la Corte dei conti era davvero una spada di Damocle per la quale, da un momento all'altro, Palazzo di città sarebbe potuto andare in default. In questo scenario era davvero difficile amministrare secondo i propositi iniziali.

«La differenza tra il cittadino e chi amministra è questa - fa notare Bottaro -: il cittadino chiede, legittimamente, il raggiungimento di risultati visibili; chi amministra raggiunge il risultato se risana un bilancio e, nel mio caso, questo è un gran risultato che credo non abbia eguali. Un bilancio deficitario che diventa sicuro è un fatto di cui essere orgogliosi, ma questo al cittadino poco interessa, perché il cittadino chiede il risultato finale. Allora io stesso, da cittadino, giudico persi i miei primi tre anni, ma lo faccio  per caricarmi in vista dei prossimi due».

Da cosa, quindi, Bottaro vuole ripartire? «Da certi costumi che abbiamo cambiato e continueremo a cambiare, senza più possibilità che si torni indietro. Tante voci di bilancio non esistono più: missioni; spese di rappresentanza; contributi ad associazioni; contributi a pioggia. Tutte voci che, sommate, fanno un milione, due milioni di euro. Abbiamo cancellato quasi tutte le schede telefoniche, cessato il leasing dell'auto del Comune, che a noi non serve, posto fine alla questua di tanti soggetti alla ricerca di sostegni economici».


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