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«La bellezza che cura, mostra fotografica in sala d'attesa»: oggi incontro a Trani

Giovedì 28 giugno alle 18 presso il laboratorio di cardiologia narrativa del dottor Maurizio Turturo, in corso Vittorio Emanuele 139, ci sarà l’incontro “La bellezza che cura, mostra fotografica in sala di attesa” con fotografie di Tomas Di Terlizzi e Raffaele Mastrototaro.

Si parlerà di come forme diverse di bellezza possano essere salutogeniche con l’antropologo Felice Di Lernia, assessore alla cultura del Comune di Trani. L’incontro sarà moderato dal professor Giuseppe Losapio.

Si tratta di una iniziativa nuova per la Puglia in genere e per il nostro territorio in particolare. L’evento è  gratuito ed aperto al pubblico.

La medicina narrativa ci ricorda che i malati sono persone e non organi. La Treccani la definisce come una metodologia che stimola la narrazione, da parte del paziente, del proprio stato di malattia, nell’intento di dare senso e sollievo alla sofferenza favorendo la creazione di un rapporto di fiducia e comprensione tra malato e medico curante.

Di fatto è un approccio alle cure più attento alla persona attraverso l’analisi dei testi scritti dai pazienti, dai professionisti sanitari e dai familiari che permette di comprendere la cultura, i valori, i bisogni, le passioni, i progetti personali e professionali con l’obbiettivo di  creare una sanità ecologica.

Per arrivare a questo risultato è fondamentale migliorare la qualità della comunicazione attraverso tecniche da tempo conosciute ed utilizzate dai professionisti della salute che seguono questo approccio nell’intento di creare un rapporto di empatia tra paziente e curante.

I luoghi di cura dove paziente e curante si incontrano sono generalmente gli ospedali e gli ambulatori. La sala di attesa di un ambulatorio medico è il luogo dove i pazienti attendono di essere visitati e dove portano con sé il loro bagaglio di paure ed aspettative. In quella stanza può iniziare il rapporto di empatia tra medico e paziente. In genere asettica ed essenziale, talvolta angusta, una sala di attesa, trasformata per l’occasione in una mostra fotografica, può contribuire allo scopo?


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