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Lampara, la cooperativa ricorre al Tar contro la gara. Il presidente Lattante: «Il Comune di Trani si è rimangiato un accordo già sottoscritto»

E’giunto il momento di parlare, di fare chiarezza. In altre zone d’Italia, un’iniziativa come la nostra è considerata un’iniziativa di eccellenza, da sostenere e da replicare. Ex dipendenti di una ditta che chiude lasciando in regalo alla amministrazione comunale una importante debitoria, e nelle inerzia totale dell’amministrazione, che decidono di rischiare in proprio pagando una debitoria non loro per dare da lavorare a se stessi, a molti giovani e ai meno giovani che, comunque il lavoro non lo trovano o che lo hanno perso.

Correva l’anno 2013 quando ci siamo costituiti in cooperativa quali ex dipendenti di una ditta che era in gravissime difficoltà economiche, non pagava più i fornitori, tra i quali anche il comune, proprietario dell'immobile. La struttura, un bene storico da tutelare con oltre 60 anni memorabili, era a repentaglio. Decidemmo di rischiare sulla nostra pelle e di costituirci in cooperativa, di fare il giro della scrivania, da dipendenti ad imprenditori di noi stessi. Da quel momento abbiamo ripreso a lavorare crescendo di numero nel tempo. Eravamo in dieci ed oggi siamo più di 70 soci oltre che decine e decine di giovani che soprattutto nei weekend ci aiutano, dai camerieri ai barman, alle signore delle pulizie sino alla security, dai dj alle Pubbliche Relazioni.

In questi 5 anni abbiamo fatto tanto, ospiti nazionali ed internazionali si sono susseguiti settimana dopo settimana ed ogni weekend abbiamo offerto alla Puglia intera un prodotto per tutti i gusti, dai più giovani ai più adulti, dalla classica discoteca alla ristorazione, dai grandi dj ai concerti live.

Ma abbiamo sempre lottato contro la burocrazia. Sorda, bieca, incravattata. Nel 2016, dopo più di due anni, nonostante pagavamo con precisione il fitto ed il debito della precedente ditta, ci viene notificato un atto di sgombero. Dobbiamo andare via, mollare tutto, cacciati senza alcun preavviso perché non riconosciuti dal Comune il quale, nonostante tutto, da anni percepiva da noi lavoratori il fitto ed il pagamento della pregressa debitoria facendoci operare costantemente.

Ricorriamo al TAR e nelle more, dopo tanto penare, l’amministrazione Tranese ci propone una transazione che prontamente veniva accettata dalla cooperativa per poter avere finalmente un nostro contratto  (cosa potevamo fare noi lavoratori per poterci garantire un posto di lavoro PAGARE! Alla fine ci andava meglio di chi per lavorare deve ammalarsi). Ma il conto è molto salato.

Infatti nella transazione il comune, che non ha ritenuto agire nei confronti dell’effettivo debitore, ci imponeva di accollarci l’intera debitoria del precedente gestore (parliamo di oltre 200.000€ che non furono pagati prima del nostro arrivo, al netto di quanto già da noi pagato dal 2013 al 2016), di un aumento arbitrario del fitto (già sovradimensionato per una attività aperta 1 / 2 volte a settimana) ed infine l’accollo da parte della cooperativa del 100% dei lavori di Straordinaria Manutenzione.

Infatti, nonostante il proprietario dell’immobile sia proprio il comune di Trani questi lavori, ormai necessari per poter operare nel pieno rispetto della legge, devono essere sostenuti da noi. Le spese sono molto ingenti (quasi 300.000€ per ristabilire una struttura che ha ormai 50 anni e ripristinare le documentazioni con le normative moderne).

Nonostante questa offerta ai limiti della sopportabilità economica, accettiamo senza indugi a fine ottobre 2017 mettendo a disposizione dell’amministrazione la prima trance al momento della sottoscrizione del contratto (come da proposta formulata dallo stesso Comune). Tanti sono i dubbi sull’operazione ma con lo stesso coraggio del 2013 andiamo avanti. Molti soci chiedono dei finanziamenti personali per sopperire a tutte queste richieste economiche, iniziamo a programmare la prossima stagione 2018/19 e completiamo con un noto architetto nazionale un progetto per una nuova Lampara degna del suo nome e della sua storia. Attendiamo l’ultimo anello per completare questo romanzo.

Ed invece a Maggio, in spregio alla proposta formulata dal Comune ed accettata da noi, il comune pubblica un bando d’assegnazione dell’immobile. L’ennesima mossa imprevista e senza alcun senso logico. Un bando aperto a tutti, a chi punta di più. Senza criteri di affidabilità ne meritocrazia. Un bando che prende 5 anni di lavoro e oltre 40 famiglie di lavoratori e li disperde senza considerare le conseguenze. Ma cosa più assurda l’amministrazione, per logiche e interessi che non è compito nostro valutare, ha deliberatamente deciso di rinunciare al recupero di quei 200.000 €. Di debito posti a fondamento di una trattativa estenuante ma che evidentemente l’amministrazione non ne ha bisogno.

Per l’ennesima volta siamo costretti a dire la nostra, a ricorrere ad un giudice, a veder chi ha ragione. Anche questa volta il lavoro, la passione e le responsabilità sono l’ultima ruota del carro. La burocrazia va avanti senza freni.

Noi rischiamo di andare via con tutti i nostri progetti cestinati, tanti rischiano di perdere il posto di lavoro, la città rischia di non incassare tutte le cifre concordate, la zona rischia di perdere un bene incalcolabile e storico, la discoteca più longeva d’Italia in lungo e tortuoso percorso fatto di sentenze e ricorsi. Chi guadagnerà da tutto questo?

Speriamo che il ricordo della Lampara non si perda in una ennesima sala ricevimenti, di cui tutti avevano bisogno o cosa più grave in una sala slot!!!!

Noi siamo andati ben oltre le nostre risorse  e forze  

Nessuno.

Giorgio Lattante (presidente Cooperativa lavoratori Lampara)

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