Il quotidiano indipendente La verità, fondato e diretto da Maurizio Belpietro, ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo, di Giacomo Amadori, che riferisce di un'inchiesta della Procura di Lecce, fra gli altri, a carico dell'ex sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Antonio Savasta, per il quale si ipotizzano intralcio alla giustizia e corruzione.
Nel fascicolo sarebbero emersi anche nomi di definiti «di primissimo piano» come l'ex sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Luca Lotti, ed il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, peraltro non indagati.
Tutto partirebbe, secondo la ricostruzione del quotidiano, da un'indagine della Procura di Trani su una presunta associazione per delinquere finalizzata alle emissioni di false fatture e al riciclaggio: fra gli indagati, Luigi Dagostino, immobiliarista di Barletta vicino anche a Tiziano Renzi, padre dell'ex premier.
Savasta, che oggi lavora al Tribunale civile di Roma, gestiva il fascicolo su un presunto complotto contro l'Eni, ma l'inchiesta a suo carico ipotizza che proprio Dagostino gli avrebbe propiziato incontri con Lotti e Legnini.
Savasta espresse parere favorevole al trasferimento del fascicolo al pubblico ministero di Siracusa, Giancarlo Longo, che lo richiedeva, anche se la Guardia di finanza di Bari sarebbe giunta alla conclusione che quel fascicolo non conteneva traccia alcuna di reato.
Il magistrato, in un'intervista rilasciata allo stesso Amadori, ha chiarito che «non mi ha portato Dagostino da Lotti a Palazzo Chigi, ma l'avvocato Ruggiero Sfregola. Dagostino ha fatto mettere a verbale di essere entrato insieme con me nell'ufficio di Lotti e di avermelo presentato, ma io, quando sono entrato, non l' ho visto. A me Sfregola ha detto di avere organizzato lui l'appuntamento».
Quanto all'obiettivo di quell'incontro, «la mia richiesta era di partecipare a gruppi di studio - è la versione di Savasta - o essere applicato a commissioni ministeriali che si occupavano di appalti, la mia specializzazione. Sono tentativi che i magistrati fanno, se hanno la possibilità ed una certa professionalità. Era un modo, in un certo senso, per provare a levarmi da Trani, mettendomi in aspettativa, in un periodo in cui pendevano su di me procedimenti penali, da cui sono stato assolto in un doppio grado di giudizio, e disciplinari per incompatibilità ambientale. Puntavo a lasciare un ambiente che era diventato pesante, anche per riprendermi a livello psicologico, perché la pressione era tanta».
