Si è aggiudicata il premio internazionale della Fondazione Primoli per la promozione della cultura letteraria e artistica fra Italia e Francia.
È Francesca Loprieno, artista di Trani, che vive e lavora a Parigi. La giuria le ha assegnato una menzione speciale «per la suggestione poetica delle immagini e l’originalità della tematica» per il suo “471”. La Fondazione Primoli, istituita a Roma per testamento del conte Giuseppe Primoli, ha lo scopo di promuovere e intensificare i rapporti culturali fra l’Italia e la Francia.
Abbiamo voluto conoscere più da vicino il lavoro “471” e la sua autrice. «471 – ci ha detto Loprieno - sono i chilometri di partenza della mia itineranza, da quando cioè ha iniziato a viaggiare dalla Puglia a Roma. Ho documentato il viaggio tramite delle fotografie e un piccolo film».
Loprieno non si considera una fotografa nel senso stretto del termine, ma un’artista che utilizza l’immagine fotografica come mezzo di espressione artistica.
È partita la prima volta per la Francia nel 2010 per un progetto universitario, perché ha svolto delle ricerche sull’arte narrativa nella fotografia. Nel 2014, dopo la morte dei suoi nonni sua madre, nativa di Harnes, le ha regalato una scatola in cui c’erano delle fotografie del periodo dell’emigrazione in Francia. Francesca è così partita per quel paese per un viaggio immaginario nei luoghi della memoria, che saranno raccontati anche in un libro, al quale sta lavorando.
In Francia, Loprieno è anche insegnante. Ha vinto infatti un concorso indetto dal Ministero degli affari esteri e insegna Arte e immagine sia per la scuola francese (Ensad, Ecole nationale superieure des arts decoratifs) che per quella italiana (Istituto statale italiano Leonardo Da Vinci). «L’insegnamento è molto importante per la mia vita artistica. Mi stimola molto perché vivo a cavallo tra due realtà e culture diverse: colgo le difficoltà dei processi di immigrazione dei ragazzi del mio Paese, ma anche le dinamiche di uno studente francese inserito nel contesto ma che vive in determinate situazioni sociali».
Della sua arte e del suo lavoro artistico (in Francia una legge riconosce gli artisti come dei professionisti a tutti gli effetti), Loprieno dice: «Io esisto come artista ma non voglio che il “sistema-arte” perturbi la mia ricerca artistica. Non voglio che il sistema mi diriga, ma che sia sempre io a dirigere il sistema dell’arte. Per questo motivo, sono un po’ dissociata dalle logiche di mercato dell’arte contemporanea. Il mio è un lavoro di nicchia». Lavoro che è stato apprezzato nei grandi contenitori culturali, come la Biennale di Venezia, in cui è stato esposto il suo progetto “Identi – kit” (2011), e in esposizioni collettive e personali in gallerie ed istituzioni di varie città d’Italia e all’estero.
Francesca Loprieno, classe 1985, è laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Roma in Fenomenologia dell’arte contemporanea. Esperta in didattica e mediazione artistica, ha
conseguito un Master in “Fotografia video e teatro per la mediazione artistica” presso l’Università Antonianum di Roma. È stata direttrice artistica e cofondatrice dell’Associazione culturale “Museo di cartone” (vincitrice del bando Pin), struttura itinerante dedicata ai laboratori didattico-artistici per bambini e adolescenti. Tra il 2015 e il 2016 ha partecipato a numerose residenze artistiche, tra cui una in Libano, presso il Beirut Art Center, dove ha prodotto una ricerca video-fotografica sul concetto di “linea invisibile” che divide la città in due porzioni di spazi in bilico tra la memoria personale e collettiva di un popolo, in un territorio in cui il potere politico e religioso hanno preso il sopravvento sull’umanità. I suoi lavori sono stati menzionati su numerose riviste del settore sia in Francia che in Italia, e numerose le sue partecipazioni a conferenze e convegni in cui è stata relatrice.
Attualmente sta lavorando alla produzione di due libri, uno dei quali fotografico, che riguarda la “distanza” sia dello spazio che dei rapporti umani, e a “Limes”, un progetto specifico di sito per la disfida di Barletta.
Federica G. Porcelli
in foto: la premiazione al Premio Primoli, alcune foto del lavoro “471”




