Sonorità rock, musica popolare, canzoni civili e impegnate e altre d’amore: è per questo mix di sonorità ed emozioni che Francesco De Gregori piace proprio a tutti e che ieri, a gremire piazza Duomo, per un concerto che ha inevitabilmente registrato il tutto esaurito, c’erano intere generazioni. De Gregori, uno dei più grandi cantautori italiani, soprannominato “il principe” dei cantautori, così lo chiamava Lucio Dalla durante il tour “Banana republic”, ha cantato per quasi due ore.
Tra Il cuoco di Salò, Buenos Aires, Gambadilegno a Parigi, Bambini venite parvulos, Santa Lucia, Titanic, c’è stato il tempo per le emozioni di Numeri da scaricare, Caterina, Sempre e per sempre, Cose, La leva calcistica del ’68, Generale, Buonanotte fiorellino, La donna cannone, Falso movimento, Alice, Vai in Africa, Celestino, Raggio di sole, e quello per gli omaggi.
Il primo, a Bob Dylan (al quale De Gregori ha dedicato un album intero, “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto”, traducendo alcune sue canzoni), con Non è buio ancora (Not dark yet). E qui, interagisce con il pubblico: «Ho scritto molte canzoni, alcune belle altre meno belle, mai brutte. Se questa canzone non vi piace, prendetevela con Bob Dylan». Il secondo a Lucio Dalla, al quale De Gregori artisticamente deve molto. Ha infatti accennato Com’è profondo il mare e poi cantato, inevitabilmente insieme al pubblico, 4 marzo 1943. Il terzo omaggio è stato quello a Pino Daniele, con Anema e core, cantata insieme alla moglie Chicca.
Sono mancati alcuni grandi classici, ma questo perché, come ha spiegato il cantautore romano in un’intervista raccontando del suo “Tour 2018”, la scaletta prevede «gioielli nascosti, canzoni “mai passate alla radio”, brani raramente eseguiti dal vivo negli ultimi anni. Mi fa piacere quando il pubblico riconosce un pezzo dalle prime note ma mi piace anche quel silenzio un po’ stupito che accoglie le canzoni meno conosciute. La bellezza del live è anche questa, la scaletta non deve essere scontata, bisogna mischiare le carte».
Il gran finale è stato affidato alla canzone struggente e delicata Rimmel.
De Gregori, che ha alternato chitarra e armonica, è stato accompagnato da Guido Guglielminetti al contrabbasso, Paolo Giovenchi alla chitarra, Alessandro Valle alla pedal steel guitar e Carlo Gaudiello al pianoforte, una formazione già sperimentata in autunno nel suo tour in Europa e negli Stati Uniti ma che rappresenta un’assoluta novità per il pubblico italiano.
Il concerto faceva parte della rassegna Fuori museo – Eventi d’estate 2018 della Fondazione Seca in collaborazione con il Comune di Trani e la partnership di Fondazione Megamark, Università Lum Jean Monnet, Luce Music Festival e Love Fm.
Stasera, nuovo appuntamento con Fabrizio Moro.













