Si parla e si scrive sempre di più del fenomeno dell’immigrazione. Ma si tralascia un altro fenomeno che ci riguarda molto da vicino, ed è l’emigrazione. Come si legge in un intervento di Emmanuele Daluiso, vicepresidente Euro Idees Bruxelles e membro dell’Associazione italiana di scienze regionali, un aspetto di «criticità dell’economia e della società locali è la perdita di popolazione, principalmente a causa dell’emigrazione, a sua volta legata alle criticità economiche.
Gli ultimi tre anni hanno registrato una perdita di popolazione nella Bat, passata da poco più di 394 mila residenti a poco più di 391 mila residenti. Si è trattato peraltro di un trend comune a tutta l’Italia, ma nella Bat ha avuto un’accentuazione maggiore. Insomma, come cantava Caparezza, in un pezzo con Tony Hadley, «Da qua se ne vanno tutti».
A questo risultato ha concorso certamente il fenomeno delle scarse nascite, ma è stato soprattutto la ripresa del fenomeno emigratorio la causa della riduzione della popolazione residente nella Bat.
Il fenomeno dell’emigrazione ha interessato in questi ultimi anni tutto il Mezzogiorno, ma i dati ci dicono che nella Bat ha registrato una maggiore accentuazione».
Spesso si tratta di «emigrazione intellettuale, che significa perdita di competenze importanti per pensare a un rilancio strategico dell’economia locale su basi diverse dal passato, più legato a competenze qualificate e a nuovi settori produttivi.
Un recente studio Svimez ha evidenziato come nell’anno accademico 2016/2017 i giovani meridionali iscritti in università del Centro-Nord sono stati il 26% circa dei giovani meridionali iscritti all’università. Si tratta di una quota rilevante che per gran parte è destinata a lavorare fuori dal Mezzogiorno, in sostanza una quota rilevante di giovani che ha solo anticipato l’emigrazione».
Il rapporto di Daluiso, molto articolato, prende in riferimento delle valutazioni sullo stato dell’economia e della società locali nel corso del 2018. La Bat ha sofferto molto la lunga crisi economica internazionale e dell’Area euro che si prolunga da un decennio e quindi potrebbe subire nuove battute d’arresto se l’economia internazionale e quella dell’Area euro dovessero manifestare nuovi shock.
È vero che negli ultimi anni l’economia locale ha registrato significativi progressi, tuttavia le sue debolezze strutturali la rendono fragile agli shock esterni. Un principale punto di debolezza è proprio l’aumento dell’emigrazione. A questo si aggiungono: basso livello di prodotto interno lordo per abitante; basso livello tecnologico del manifatturiero; scarsa produttività del lavoro; alto livello di disoccupazione; aumento del lavoro precario.

