«Un giorno ero in metropolitana ed entrambe le file di sedili erano piene di gente che guardava ciascuno lo schermo del proprio cellulare. L'unica eccezione era rappresentata da una donna che leggeva un libro: la raggiunsi e la abbracciai». Così Nando dalla Chiesa, nel corso della Edicola dei Dialoghi di Trani, durante la quale ha conversato, presso il Kaffein, in via Cavour, con il nostro direttore responsabile, Nico Aurora.
Il noto docente universitario lo ha detto, in particolare, commentando una delle ultime notizie più dibattute degli ultimi giorni, vale a dire il dispositivo anti dispositivo, utilizzato in alcune scuole per inibire l'uso dei telefonini così da tenere i ragazzi più concentrati sull'attività didattica in corso.
Più in generale, dalla Chiesa osserva come i giovani siano sempre più schiavi dei dispositivi e racconta, ma, a proposito di libri e nuove tecnologie, anche dalla Chiesa si dice certo del fatto che «il libro cartaceo non morirà mai: leggere sui tablet è pressoché impossibile, mentre il fascino della carta è insostituibile».
Dalla Chiesa, che ai Dialoghi di Trani ha presentato il suo nuovo libro, «Per fortuna faccio il prof», dedicato al rapporto fra docenti universitari - come lui stesso è - e studenti, ha difeso i ragazzi di oggi ma ha sonoramente bocciato quelli troppo legati ai telefonini.
Nella stessa giornata dell'intervista a dalla Chiesa, il giudice Caselli ha parlato a Palazzo Valenzano, nell'ambito dei Dialoghi di Trani, del caso Andreotti. In questa circostanza Dalla Chiesa è stato molto chiaro: «Caselli ha avuto coraggio nell'affermare quello che è scritto in una sentenza della Cassazione che è di dominio pubblico: Andreotti fu complice della mafia, pochi si sono comportati come giudice Caselli e sembra che la prescrizione abbia ribaltato uno scenario che, invece è scolpito nelle carte della Suprema corte».

